I tempi per il Terzo Valico e per la Gronda

di Paolo Lingua

I tempi per il Terzo Valico e per la Gronda

Ormai fa parte della liturgia che accompagna le opere pubbliche dalla durata infinita, una peculiarità tutta italiana, la visita ufficiale con ministri, viceministri e autorità locali, sui cantieri mentre i lavori sono in corso. E così è stato questa mattina con la presenza della viceministra Bellanova e con uno schieramento di autorità e parlamentari. I lavori, per quel che riguarda il Terzo Valico, procedono regolarmente e dovrebbero concludersi entro due-tre anni al massimo, con l’arrivo a Tortona, come previsto.  La linea ad Alta Capacità dovrebbe operare per rendere più rapido e celere il collegamento con Milano sia per il traffico passeggeri, sia per la movimentazione delle merci, in particolare i container. Restano però sospesi alcuni aspetti strategici fondamentali. La linea da Tortona a Milano andrà adeguata alla nuova realtà. Ma non solo. L’asse Genova-Milano equivale a un collegamento con Torino e soprattutto lungo altri due percorsi strategici: uno che punti al Nord, ovvero al centro dell’Europa e un altro che sia in direzione di Verona, Venezia e l’Europa di Levante.  

Oggi gli assi dei trasporti non sono fini a se stessi ma implicano strategici percorsi che alleggeriscano le attuali linee esistenti. Su questi aspetti, che sono impellenti in questo contesto, considerato che siamo alla vigilia d’una ripresa economica e produttiva all’interno della quale il trasporto è un elemento determinante non si insiste più di quel tanto. Eppure c’è un asse che finirà agganciato alla linea che in questi momenti collega Genova con le aree a Settentrione. Il problema strategico che non coinvolge solo l’Italia ma tutto il sistema europeo è molto più complesso. In questa chiave, dopo i progetti mai realizzati che erano decollati, almeno sulla carta, addirittura all’inizio del Novecento, sono stati oggetto di infiniti studi e infinite discussioni. La spinta a dare il via al Terzo Valico è venuta, come elemento determinante, alla metà degli anni Ottanta, grazie alla energica iniziativa dell’ex presidente della Confindustria di Genova, l’avvocato Giuseppe Manzitti. Ma sul piano pratico si è partiti dopo quasi vent’anni dal lancio dell’iniziative. Al tempo stesso, vale la pena di riflettere , visto che stamattina se ne è parlato con la Bellanova, sugli infiniti rinvii della realizzazione della Gronda autostradale. Progetto anche questo decollato – a parole – all’inizio degli anni Novanta. In questi quasi trent’anni i partiti di governo nazionale e locale (quasi tutti si sono succeduti o alteranti) hanno sbandato tra l’assenso e il dissenso, per la preoccupazione dell’opposizione di principio da parte dei movimenti ecologici e ambientalisti.

Eppure a ripensarci alla luce dei fatti degli ultimi anni, la Gronda sarebbe stato un intervento strategico soprattutto se si pensa al danno incalcolabile frutto del crollo tragico del Ponte Morandi. I danni della circolazione e del trasporto merci (considerato quello che ha sofferto il porto di Genova) sarebbero stato per una parte contenuti. Nell’ultima fase, oltre gli ambientalisti, anche i “grillini” erano stati duri avversari del Terzo Valico, per poi smorzare, nel momento del loro netto calo elettorale, i toni e i modi. Sulla Gronda sempre in attesa del decollo dei lavori (più volte annunciati a vuoto) è tornata la viceministra Bellanova. Ma ci sono elementi confusi: toccava alle autostrade realizzare i lavori. Ma ora le autostrade hanno cambiato padrone finendo sotto lo Stato. Non è ancora chiaro come saranno orientati gli investimenti che, sulla carta, dovrebbero esistere. Ma tutti i dettagli non sono chiari. La partenza dei lavori è stata annunciata più volte. Ma mancano le certezze. Parole, parole, diceva una vecchia canzone.