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I sanitari “no vax” in attesa del Tar

di Paolo Lingua

I sanitari “no vax” in attesa del Tar

Domani, salvo sorprese in extremis, è prevista la sentenza del Tar sui prima casi di sanitari (medici, infermieri, addetti Rsa, ecc.) “no vax” che si sono opposti al richiamo delle Asl che minacciano la sospensione dal servizio. Ci sono, al di là dei 23 casi oggetto di giudizio amministrativo, su cui si dovrebbe intervenire oltre 900 addetti al settore che non hanno neppure ritirato la raccomandata con la quale erano invitati a vaccinarsi. Sono tanti, troppo numerosi, in una regione tutto sommato “piccola”, come la Liguria. E sia, a questo punto, ad affrontare il “cuore” del problema.

E’ possibile affidare ammalati – affetti da ogni genere di malattie -   in precise strutture sanitarie (ospedali, cliniche, centri di assistenza, centri di analisi, ecc.) a personale che non offre alcuna garanzia di immunità? Non dovrebbero essere proprio i medici, gli infermieri, gli addetti a occuparsi dei malati a essere i primi a vaccinarsi per dare l’esempio e rendere tutto più sicuro. Ci sono già stati nei mesi scorsi addetti “no vax” in Liguria ma anche nel resto dell’Italia che hanno preso il Covid e lo hanno anche trasmesso a ricoverati e a esterni. La situazione si fa più rischiosa in un momento di passaggio del fenomeno della pandemia che è caratterizzato da un netto calo dei contagi, mentre però, sul piano statistico stanno avanzando le nuove varianti, alcune delle quali, anche se gli studi non sono stati ancora approfonditi, possono presentare problematiche che possono dar luogo a preoccupazioni. Lo sforzo pubblico – tra governo, regioni e strutture sanitarie – è quello di arrivare a una sorta di immunità generalizzata tra settembre e ottobre.

Si parla persino, ma lo stesso generale Figliuolo è stato molto cauto, d’un “terzo” vaccino che, però, potrebbe diventare una sorta di prevenzione annua, un po’ come avviene per l’influenza o altre affezioni stagionali. Tutto questo, negli aspetti complessivamente positivi, si scontra con chi, cocciutamente, prosegue in una politica personale di tipo negazionista, un po’ sul genere di quelle sette di natura religiosa che negano molti prodotti sanitari, rifiutano certi cibi e addirittura sono contrari alle trasfusioni. In un mondo come quello di oggi che è dominato dai successi della ricerca scientifica, dove si infittiscono le ricerche e gli studi (anche con successo crescente) contro le malattie più terribili come i tumori e le leucemie, così come proseguono le ricerche sulle cause del decadimento senile e cerebrale, appare sempre di più assurdo che medici e infermieri facciano muro contro farmaci che, a dire la verità sino in fondo, stanno dando risultati di largo successo. Infatti i casi di seconda infezione sono rarissimi, così come sono ancora più rari i casi di morte post-vaccino. Si parla di poche decine di esempi su decine di milioni di dosi somministrate.

D’altro canto, dal momento che noi siamo per tradizione la patria del diritto, all’insistenza delle autorità affinchè il personale si vaccini, sono insorte rivolte con ricorsi giudiziari e class action. E non sarà facile arrivare, dal tar al consiglio di stato (ma potrebbero inserirsi anche la cassazione e la corte costituzionale), a una chiarezza definitiva. L’esigenza collettiva, in questi casi, si scontra con la libertà individuale, entrambi principi che sono capisaldi della democrazia, consacrati anche nella nostra Costituzione e nei principi fondanti dell’Unione Europea. La situazione, in un momento di grandi contraddizioni, emerge in tutta la sua drammaticità, anche , anche sul piano etico, l’insistenza dei “no vax” appare poco giustificata e giustificabile. Aspettiamo dunque il primo giudizio del Tar, previsto per domani. Comunque vada, purtroppo, le contraddizio0ni saranno dure a morire.