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I problemi del lavoro e le allerte meteo

di Paolo Lingua

I portuali genovesi hanno scioperato per 24 ore in coincidenza della diramazione dell’arte rossa, preceduta e seguita da due allerte arancione. La motivazione è stata precisa e ha avuto anche il supporto delle organizzazioni sindacali del settore. Non esiste, sul piano concreto, alcuna forma di regolamentazione del lavoro in condizioni meteo preoccupanti considerato che le operazioni di carico e scarico non avvengono più con l’azione dei singoli bensì con l’utilizzo di gru, montacarichi e mezzi di trasporto, strumenti che però implicano  un lavoro all’aperto con l’esposizione alle intemperie, per non parlare dei pericoli che possono derivare dalle condizioni del mare e dei venti.

In realtà non esiste una normativa e non è mai stato varato un regolamento che metta in evidenza pericoli e rischi. Nel contesto delle  prevenzioni, in coincidenza delle allerte ma con particolare riferimento a quella “rossa”,  sono previste tutta una serie di  decisioni in funzione di evitare danni alle cose e alle persone: sono bloccati i lavori pubblici, vengono modificai i percorsi dei servizi, ci sono scelte strategiche sul traffico e sono disposte le chiusure dei negozi e soprattutto delle scuole. Qualche volte le prevenzioni sono apparse eccessive, ma, dopo la serie di gravi danni e in particolare di vittime nel corso delle precedenti alluvioni a partire da quella del 1970 per poi passare a quelle degli anni Novanta e infine a quelle del 2011 e del 2014, con interventi successivi molto duri della magistratura, responsabili politici e delle istituzioni hanno sempre preferito agire con la massima prudenza, magari esagerando nell’illustrare i potenziali pericoli .

Alla fin dei conti è saggio agire così, considerato che Genova e la Liguria sono un territorio orograficamente difficile, sia per quel che riguarda  nelle valli e nell’entroterra i rischi di frane e di esondazioni, sia per i centri abitati dove la messa in sicurezza dei torrenti e gli eccessi frutto delle costruzioni incontrollate dell’ultimo mezzo secolo. E’ subentrata insomma una cultura del comportamento civico assai diversa. Ma, se torniamo allo sciopero de9i portuali, ci troviamo di fronte a una sorta di “vuoto” legislativo che riguarda uno dei settori più complessi e delicati dell’economia delle città e della regione. Non esistono regole scritte né normative che prescrivano il comportamento dei lavoratori portuali che, basta pensarci un attimo, sono tra i più esposti ai rischi delle allerte. Le morti sul lavoro, sia pure per altre cause, sono presenti  statisticamente sul territorio.

La prevenzione non è mai troppa, soprattutto per chi opere sospeso nell’aria e deve manovrare pesanti gru o spostare merci invasive o pesanti containers. Ma a chi tocca scrivere queste benedette regole? All’Autorità Portuale, in accordo con la stessa Culmv e con i sindacati di categoria? Debbono intervenire anche istituzioni collegate alla prevenzione meteo come la Regione e il Comune? Hanno un ruolo anche gli imprenditori privati che hanno rapporti operativi specifici come agenti marittimi, spedizionieri, azienda di trasporto? Occorre mettere a punto tutti gli aspetti del problema e forse sarebbe bene che nei prossimi giorni, visto che si va verso l’inquieta stagione autunnale, avere in proposito le idee chiare. L’ allerta di ieri e di oggi per fortuna è stata molto al di sotto delle preoccupanti previsioni ma non si può giocare sulla sorte e sulla fortuna. Sarebbe bene dar vita a una tavolo operativo che dia vita a provvedimenti nel quadro della corretta certezza del diritto. Così avremo un problema – serio – di meno.

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