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I porti nel decreto Rilancio, Paita a Fuori Rotta: “Misure aggiuntive nella discussione parlamentare”

di Antonella Ginocchio

La risposta a Messina e Spinelli che sollecitano maggiore attenzione al settore

A Fuori Rotta, in onda questa sera alle 21, si parla del Decreto “Rilancio” che, a detta di diversi operatori del settore marittimo, non ha riservato sufficiente attenzione ai porti, destinando specificatamente alla portualità circa 30 milioni di euro e prevedendo per il resto misure “orizzontali”, uniformate per tutti.

Raffaella Paita, parlamentare di Italia Viva, a tal proposito ha ribattuto: “Stiamo ancora lavorando e lo faremo in discussione parlamentare per irrobustire le proposte e gli interventi”. Aggiunge “Alcune questioni meritano un’attenzione più profonda, ma noi abbiamo un altro settore su cui ci stiamo concentrando molto: Italia Viva ha proposto lo sblocco delle infrastrutture con il piano “Italia Shock”, compresa la diga portuale di Genova. Traiamo spunto dall’esperienza dell’Expo e del Ponte Morandi per alleggerire le procedure e far sì che la progettazione e la fase di appalto siano corrispondenti all’esigenza di rilancio del Paese”

A tal proposito Aldo Spinelli, presidente dell’omonimo gruppo, rimarca che la “La diga foranea di Genova oggi deve essere l’obiettivo principale”.  Ed aggiunge: “Mi rivolgo alle forze al governo: la diga foranea oggi vuol dire 50-60 mila posti di lavoro nei prossimi 5/6 anni. La portualità ogni anno dà 5/6 miliardi e merita di essere gestita al meglio, mentre la burocrazia l’ha frenata”. Lancia poi l’allarme: “Il porto di Genova sta perdendo il 20-25% dei traffici, ma la politica deve prima di tutto salvare i posti di lavoro, perché la cassa integrazione al momento non è stata quasi attivata”. Aggiunge: “Alle emergenze si fa fronte con misure straordinarie e non con i proclami. Le banche prima di dare risorse faranno passare molto tempo.”.

Stefano Messina, presidente di Assarmatori, ribadisce che “il settore come storicamente accade, è molto poco seguito dagli organi centrali”. Continua: “Confidiamo che i nostri parlamentari e chi ha responsabilità di governo si attivi con urgenza. Il problema è semplice: noi imprenditori non chiediamo aiuti pubblici per le nostre imprese, ma investimenti e attenzione del governo alle priorità del Paese che generino valore per la concorrenza e la competizione, le due strade su cui oggi si può generare lavoro”.  E ancora: “Le prime misure necessarie sono quelle dei collegamenti fra i porti italiani, i traghetti merci e passeggeri. Si tratta di aziende italiane radicate sul territorio, che portano indotto a stazioni marittime e alle città. Senza i porti si ferma tutto”.  Messina aggiunge che “essere oggi al governo è molto difficile”.

Edoardo Rixi, parlamentare della Lega ed ex viceministro alle infrastrutture, critica il governo, ribadendo che “Tutto il settore della logistica riceve pochissimo. Dal punto di vista del governo non si è tenuto conto delle esigenze italiane, a parte quanto fatto per Tirrenia, forse anche eccessivo”. Aggiunge: “Su tutto il resto non si è fatto nulla, nonostante tutto il traffico traghetti sia crollato. Costa Crociere ha scritto ai parlamentari per avere la possibilità di fare crociere solo nei porti italiani viste le difficoltà di farle nei porti stranieri”. Conclude: “Mi auguro che in sede parlamentare si possa intervenire”.

Andrea Costa, presidente della Commissione Attività produttive della Regione, ribadisce che il tema infrastrutture è centrale ed è determinante non solo per far sopravvivere i nostri porti, ma per farli crescere, perché sono il luogo dove si crea tanto lavoro per la nostra economia”.

Augusto Cosulich, dell’omonimo gruppo, che interviene telefonicamente afferma: “Sono ottimista, anche se avremo un maggio e giugno difficili, ma io conto sulla ripresa sostenuta nel mese di luglio e soprattutto in un agosto lavorativo. Dai miei contatti, ho sentito infatti che molte aziende non chiuderanno proprio ad agosto. I primi tre mesi del 2020 sono andati molto bene, ad aprile e maggio, invece, avremo delle perdite fra il 20 ed il 30% ma gli armatori sono stati bravi a fermare le navi giuste. Le navi rimaste sono sempre abbastanza piene e con noli piuttosto contenuti. Poi c’è stato un abbattimento del bunker, cioè della benzina delle navi che oggi paghiamo molto meno dei 400/500 dollari a tonnellata che pagavamo prima dell’emergenza”. Ma per Cosulich è fondamentale, anche per quanto riguarda i traffici in ripresa dalla Cina, che si riesca a contenere una seconda ondata del virus.

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