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I nodi del “caso CULMV”: la strada della diplomazia

di Paolo Lingua

I nodi del “caso CULMV”: la strada della diplomazia

Si delinea, in tempi stetti, un articolato “tavolo diplomatico” per affrontare la complessa questione del ruolo della Culmv nel porto di Genova. Ci saranno il sindaco Marco Bucci, il presidente della regione Giovanni Toti, il presidente del porto Paolo Emilio Signorini, oltre che i rappresentanti degli operatori  (armatori, terminalisti, agenti e spedizionieri) dei sindacati e, ovviamente, i vertici della storica Compagnia. Non si tratterà di trovare un compromesso, sia pure articolato, per tamponare uno scontro recentemente emerso e che ha visto esponenti dei terminalisti in protesta per aver contribuito a colmare il deficit di gestione degli ultimi anni della Culmv, ma sarà assai più importante capire come si evolverà il sistema di traffico e quindi di carico e scarico delle merci nei prossimi decenni per puntare, in pieno accordo tra le parti, a uno scalo dotato d’un sistema moderno ed efficiente. Diciamo pure concorrenziale con gli altri scali europei. La concorrenza è internazionale perché Genova è non solo il maggior porto italiano ma quello che assorbe  la maggioranza del sistema dei traffici.  

Occorre quindi, a tutti i livelli dei partecipanti al confronto, compiere una analisi approfondita del mercato mondiale per dar vita a un sistema che dovrebbe diventare un modello. Meglio dire subito che non sarà facile, perché occorre che Genova superi una visione ristretta e “individualistica” di tutto il sistema portuale, lasciandosi alle spalle il vecchio e arrugginito sistema della piccola concorrenza e del sistema dei “veti incrociati” che ha solo creato danni e ben pochi vantaggi anche a chi ha creduto di vincere la partita, per il momento.  E’ una cultura del passato da mettere in soffitta se si vuole reggere alle trasformazioni veloci e repentine dell’economia moderna. Il porto di Genova ha nella Culmv un sistema di mano d’opera, nell’attività di carico e scarico, certamente qualificato, in parole povere un’eccellenza. Ma è anche una realtà che presenta nella sua struttura e nel suo inserimento nello scalo delle incrostazioni storiche, quasi corporative, che certamente vanno superate. Ma l’eliminazione – teorica – delle Culmv porterebbe solo apparenti vantaggi per i grossi gruppi che contano di poter usare, a costi di lavoro più bassi, con personale interno, ma invece provocherebbe grosse difficoltà, anche economiche e di costi aggiuntivi, alle imprese di dimensioni minori.

Ovviamente, visti i precedenti, occorre una ristrutturazione interna anche della Culmv per riorganizzarne i bilanci e blindare gli accordi con il mondo imprenditoriale superando gli attuali conflitti e anche i “ripensamenti” che possono mandare all’aria accordi già conclusi. Ma non basta. Il porto di Genova, se ci è consentita un’espressione abusata, deve “fare squadra”, con il coordinamento (possibilmente energico)  dei vertici dell’Autorità. Si stanno delineando interventi importanti all’interno delle strutture portuali: spostamento della diga foranea, ristrutturazioni dei moli per ricevere le navi di ultima generazione, accentuazione di una dimensione “green”, predisposizione per la ricezione di navi da crociera,  ristrutturazione a levante della area della ex Fiera sul disegno Waterfront di Renzo Piano.

Infine, con la realizzazione del terzo Valico, della Gronda e con la ristrutturazione del sistema autostradale occorrerà dar vita a collegamenti diretti interni al porto stesso per un più rapido carico e scarico delle merci. Una parte del successo economico oggi è data dalla rapidità di consegna delle merci al cliente. In questo contesto però anche il sistema portuale nazionale sente l’esigenza di ulteriori riforme istituzionali e di regia nazionale. Il trasporto marittimo non è una dimensione locale ma è un sistema che deve per forza di cose essere collegato agli obiettivi dell’economia del Paese. Sinora le riforme dei porti si sono fermate a metà per opportunismi politici di tipo localistico. Vecchio errore della politica italiana. Ecco perché l’ampio tavolo che si aprirà tra breve dovrà andare ben al di là del contrasto tra operatori e portuali r dovrà procedere con lo sguardo puntato al futuro facendo una sintesi non opportunistica ma di strategia d’ampio respiro.