Guardia di Finanza: dichiarazioni Bucci su fusione Amt - Apt potenzialmente non veritiere

di Redazione

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Guardia di Finanza: dichiarazioni Bucci su fusione Amt - Apt potenzialmente non veritiere

Le dichiarazioni rilasciate all’epoca dall’allora sindaco Marco Bucci e da alcuni ex componenti della sua giunta, durante diverse sedute del consiglio comunale dedicate alla fusione tra Amt e Atp, sono considerate dalla Guardia di Finanza come potenzialmente non veritiere. Secondo gli investigatori, infatti, pur essendo a conoscenza delle criticità dell’operazione — inclusi i rischi legati al ruolo del socio privato Autoguidovie Italiane e alla prevista ricapitalizzazione — gli amministratori avrebbero fornito all’opposizione un quadro diverso e più rassicurante.

Questa ipotesi è contenuta in una dettagliata informativa consegnata alla sostituta procuratrice Patrizia Petruzziello ed è allegata alla richiesta di rinvio a giudizio per dieci indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla fusione tra le due aziende di trasporto pubblico. Il progetto, promosso dalla giunta di centrodestra, puntava a creare un unico soggetto per la gestione del trasporto locale, sia urbano sia provinciale. La Procura contesta il reato di truffa ai danni di Autoguidovie e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Va precisato che, allo stato attuale, Bucci e gli altri assessori citati non risultano indagati. Tuttavia, la Procura sta valutando l’apertura di un nuovo fascicolo, anche in considerazione dei tempi di prescrizione. Questi potrebbero essere estesi solo in presenza di un’aggravante legata alla cosiddetta “potestà documentatrice”, ovvero quando un pubblico ufficiale certifica formalmente fatti avvenuti in sua presenza. Sul piano tecnico-giuridico, la questione sarà oggetto di ulteriori approfondimenti nelle prossime settimane. Si ricorda inoltre che Bucci era già stato ascoltato come testimone nell’indagine principale.

Secondo la Guardia di Finanza, le affermazioni rese tra il 2019 e il 2020 risultavano in contrasto con elementi già noti agli amministratori. La possibile configurazione del reato di falso deriverebbe dal fatto che tali dichiarazioni sono state verbalizzate ufficialmente. Interpellato sulla vicenda, Bucci ha scelto di non rilasciare commenti, dichiarando di non conoscere ancora nel dettaglio le contestazioni.

L’indagine per truffa ha avuto origine da un esposto presentato da Autoguidovie, che si era opposta alla fusione dopo essere stata di fatto esclusa dalla decisione. In qualità di socio di minoranza di Atp, la società aveva esercitato il proprio diritto di veto, causando il fallimento dell’operazione.

Secondo gli inquirenti, questo rappresenta il primo nodo centrale della vicenda: i dieci indagati avrebbero indicato in modo fuorviante ad Autoguidovie, attraverso il business plan legato all’aumento di capitale di Atp, l’intenzione di effettuare nuovi investimenti, tra cui l’acquisto di 20 autobus e il rinnovamento delle strutture. In realtà, sempre secondo la Procura, tali fondi sarebbero stati destinati a coprire debiti pregressi e spese correnti, senza alcun legame con gli interventi dichiarati.

Questo comportamento avrebbe quindi indotto Autoguidovie in errore, permettendo agli indagati di ottenere un profitto ingiusto pari a circa 1,7 milioni di euro, ossia l’importo versato dal socio privato. Un secondo filone riguarda invece il presunto inganno ai danni dell’Autorità garante, che sarebbe stata indotta ad autorizzare l’operazione sulla base di informazioni non corrette, consentendo l’ottenimento di oltre 4,4 milioni di euro.

La richiesta di rinvio a giudizio coinvolge diverse figure apicali delle società e dell’amministrazione pubblica, tra cui ex dirigenti, membri dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali, nonché funzionari del Comune e della Città Metropolitana. Le rispettive responsabilità sono legate ai ruoli ricoperti durante le fasi cruciali dell’operazione.

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