Amman, specialisti del Gaslini operano con successo dieci bambini affetti da gravi cardiopatie
di R.C.
In un contesto segnato da tensioni e instabilità, dieci bambini affetti da gravi cardiopatie congenite sono stati operati con successo in pochi giorni ad Amman, presso l’ospedale Al Khalidi. Gli interventi, eseguiti in appena cinque giorni, hanno permesso di salvare vite fragili: i piccoli pazienti, di età compresa tra i due e i quindici mesi, provenivano da aree colpite da conflitti come Gaza, Ramallah, la Siria e diversi campi profughi in Giordania. Dopo le operazioni, tutti sono usciti dalla terapia intensiva e alcuni hanno già fatto ritorno alle proprie case.
A rendere possibile questa missione è stato ancora una volta l’impegno dell’Istituto Gaslini, da anni attivo in programmi di cooperazione sanitaria internazionale. Il direttore generale Renato Botti ha sottolineato come queste iniziative rappresentino un tassello fondamentale per costruire percorsi stabili di assistenza, capaci di garantire continuità delle cure anche in contesti difficili. L’attività del Gaslini si estende infatti in numerosi Paesi, tra cui Angola, Sudan, Pakistan, Kazakistan, Iraq, Tunisia e Libia.
La squadra impegnata ad Amman era composta da specialisti italiani affiancati da personale sanitario locale e palestinese. Tra i medici coinvolti figurano i cardiochirurghi Francesco Santoro ed Elena Ribera, la cardiologa Andreea Alina Andronache e l’anestesista Maria Mininni, insieme a professionisti provenienti da Ramallah e Nablus. Una collaborazione internazionale che ha consentito di operare in condizioni estremamente complesse.
Durante la missione, infatti, il personale ha dovuto lavorare sotto la costante minaccia di allarmi antiaerei, attivati più volte al giorno a causa del rischio di attacchi nella regione. Come spiegato dal cardiochirurgo Santoro, il progetto iniziale prevedeva attività anche a Gaza e Ramallah, ma motivi di sicurezza hanno imposto di concentrare le operazioni ad Amman, punto di riferimento per molti rifugiati. Nel corso degli anni, queste missioni hanno già permesso di trattare oltre cento pazienti.
L’impatto dei conflitti sui più piccoli resta devastante. Andrea Moscatelli, direttore del dipartimento di Emergenza del Gaslini, ha evidenziato come nei territori di guerra si sommino due emergenze: da un lato bambini impossibilitati a ricevere cure per malattie comuni o croniche, dall’altro vittime dirette della violenza, con traumi, ustioni e ferite da armi. In questo contesto, il supporto delle istituzioni italiane, tra cui il Ministero degli Esteri e l’Aeronautica, ha reso possibile anche il trasferimento di alcuni pazienti in Italia.
Tra i medici in prima linea figura anche il neurochirurgo Gianluca Piatelli, impegnato nel trattamento di casi estremamente gravi, come bambini provenienti dalla Striscia di Gaza con lesioni craniche e ferite da arma da fuoco. La sua testimonianza richiama non solo la complessità clinica di questi interventi, ma anche il peso umano ed emotivo di operare in scenari così drammatici, dove competenza e sensibilità diventano entrambe indispensabili.
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