Genova, dai corridoi umanitari al lavoro: un progetto per l’integrazione e la cura degli anziani
di R.C.
Sono storie di resilienza e ricostruzione quelle di tre donne, due siriane e una somala, impegnate in un nuovo percorso di vita
Arrivano da contesti segnati dalla guerra, da viaggi difficili e da responsabilità familiari gravose. Sono storie di resilienza e ricostruzione quelle di tre donne – due siriane e una somala – che oggi, a Genova, stanno intraprendendo un nuovo percorso di vita grazie al sostegno della Comunità di Sant’Egidio e al finanziamento di A.Se.F., l’azienda delle onoranze funebri del Comune.
Il progetto offre loro un’opportunità concreta di formazione e inserimento lavorativo, con l’obiettivo di trasformarle in collaboratrici domestiche a supporto di anziani soli o non più completamente autosufficienti. Un’iniziativa che unisce due grandi sfide contemporanee: l’accoglienza dei migranti e la cura della popolazione anziana.
Le tre donne sono arrivate in Italia attraverso i corridoi umanitari, un’iniziativa nata dalla collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio, le Chiese Evangeliche e il Governo italiano, che consente a persone in fuga da guerre e crisi di raggiungere il Paese in modo sicuro e legale. Una volta a Genova, hanno intrapreso percorsi di integrazione che oggi si rafforzano grazie a questo nuovo progetto.
Dopo una fase di formazione, le beneficiarie saranno affiancate da volontari esperti in un periodo di tutoring, durante il quale impareranno a svolgere attività di assistenza quotidiana: dalle faccende domestiche all’accompagnamento per visite mediche, dal disbrigo di pratiche amministrative alle piccole commissioni. Un lavoro che permette agli anziani di restare nelle proprie case, mantenendo autonomia e qualità della vita, e alle nuove arrivate di costruire un futuro stabile.
“Questo progetto tiene insieme accoglienza e cura – spiega Andrea Chiappori – ed è fondamentale che realtà private contribuiscano a percorsi di integrazione. Solo così i corridoi umanitari possono diventare vere opportunità di vita”. Un impegno che richiama anche le indicazioni di Papa Francesco, che invita ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” per affrontare le sfide delle migrazioni e della fragilità sociale.
Sulla stessa linea Maurizio Barabino, che sottolinea come, in un contesto globale segnato da conflitti e migrazioni continue, sia fondamentale offrire opportunità concrete: “Grazie alla collaborazione con Sant’Egidio, queste borse lavoro rappresentano una nuova possibilità di vita e di fiducia nel futuro”.
Le storie delle tre donne raccontano percorsi diversi ma accomunati dalla forza di ricominciare. C’è chi ha dovuto interrompere gli studi e il lavoro a causa della guerra ad Aleppo, chi ha affrontato la sfida di crescere figli – tra cui uno con disabilità – continuando a formarsi e lavorare, e chi ha lasciato la Somalia insieme alla figlia disabile, affrontando un viaggio complesso e affidandosi al sostegno dei volontari anche nella gestione quotidiana.
Oggi, grazie a questa iniziativa, queste donne non solo acquisiscono competenze professionali, ma trovano uno spazio di integrazione reale nella società, con la possibilità di conciliare lavoro e vita familiare. Un esempio concreto di come solidarietà, formazione e collaborazione tra istituzioni possano generare inclusione e valore sociale duraturo.
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