Guardate la faccia di Vitinha dopo il gol, il Genoa di DDR diverte e si diverte

di Gessi Adamoli

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Guardate la faccia di Vitinha dopo il gol, il Genoa di DDR diverte e si diverte

“Ragazzi, non stupitevi: questi gol per me sono ordinaria amministrazione…”. La faccia di Vitinha a metà tra l’ironico ed il compiaciuto, dopo la prodezza che ha sbloccato il risultato a Verona, è l’immagine di una squadra che si diverte e diverte. Il Genoa ora è una macchina da gol, i tempi cupi e tristi di Viera, quando al Ferraris non aveva segnato nemmeno una rete, sembrano lontani anni luce. Domani a We are Genoa, Beppe Nuti sciorinerà tutti i numeri che dimostrano la bontà del lavoro di De Rossi, ma le fredde cifre non rendono sino in fondo i meriti di un allenatore che si è saputo calare nella parte come pochi altri erano riusciti a fare prima di lui, vedi Silvestri, Simoni, Scoglio e Gasperini. DDR ha il carisma e la personalità del condottiero, può davvero essere l’allenatore col quale, come lui fortemente auspica, aprire un ciclo. Ma a questo punto la palla passa ad altri. Per altro erano ottimi anche i numeri di Vieira la scorsa stagione, ma quella squadra non aveva saputo scaldare i cuori della gente come questa. L’empatia che ha creato con i suoi giocatori, DDR l’ha instaurata anche con i tifosi. Ed il suo merito più grande è aver riportato quell’entusiasmo che, dopo il bruttissimo inizio di stagione, sembrava essersi perso. In questa rubrica avevo scritto (beccandomi al solito una serie di improperi via social di chi ragiona col paraocchi) che i tifosi del Genoa andavano allo stadio per dovere (il loro senso del dovere è fortissimo e a prova di qualunque tipo di risultato) e non per piacere come invece era accaduto con Gilardino il primo anno di serie A grazie anche a  una squadra di straordinaria qualità e che faceva sognare grandi traguardi (Gudmundsson, Retegui, Martinez, Dragusin, Badelj e Strootman solo per fare qualche nome). Ecco, da qualche mese il tifoso del Genoa allo stadio è tornato a divertirsi. Ed è proprio questo eccezionale patrimonio di entusiasmo, con tanti giovanissimi al seguito della squadra (un fenomeno in controtendenza rispetto a quanto succede in quasi tutto il resto d’Italia) che la società non può rischiare di perdere nuovamente.

Chi ci ha guadagnato di più? De Rossi, la cui carriera di mister stentava a decollare, ad incontrare il Genoa oppure il Genoa, in cerca dell’allenatore giusto, ad incontrare De Rossi. Difficile dirlo. Di certo è l’uomo giusto nel posto giusto. E tutti confidiamo che sia anche il momento giusto. Perché il prossimo, dopo tre anni di assestamento nella massima serie, dovrà essere quello di un piccolo salto di qualità in una crescita graduale ma costante. Niente di trascendentale, ma almeno, come inizio, adeguarsi al livello di Udinese e Sassuolo.

Dopo la vittoria col Torino avevo sostenuto che i tifosi rossoblù potevano vivere il prosieguo del campionato senza particolari ansie perché il Genoa si doveva considerare virtualmente salvo, a meno che non decidesse di farsi del male con le proprie mani. Al Derby del Lunedì ero stato attaccato dagli ex calciatori opinionisti, i sedicenti depositari della verità (calcistica) e ai quali in questo senso Massimiliano Lussana ha fatto firmare un’autocertificazione. Ho cercato (inutilmente) di spiegare che, al di là di una classifica rassicurante e di un calendario tutto sommato abbordabile, il Genoa è soprattutto una squadra che sta bene sia al punto vista fisico che mentale. Tutto inutile. Mi spiegavano che la “forma così come viene se ne va” e che avere in calendario trasferte con Verona e Pisa, squadre già condannate, non è poi tutto questo vantaggio. Sarà…

Ora Gilardino può già iniziare a lavorare per il prossimo anno. Il primo passo sarà capire se Amorim (7 milioni più uno e mezzo di bonus), dopo un adeguato periodo di ambientamento, può essere il giocatore attraverso il quale far passare tutto il gioco della squadra perché un regista di ruolo sarà una pedina fondamentale del Genoa 2026-27. Due giocatori imprescindibili sono Frendrup, tornato con De Rossi ad esprimersi a livelli siderali, e Ostigard, uno degli Spors’s Boys, che fallisce altrove (Stoke City, Napoli, Rennes, Hoffenheim) ma al Genoa, avendo evidentemente trovato l’ambiente giusto, rende al 101 per cento.

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