Genoa, pericolo De Rossi: lo vogliono come ct della Nazionale

di Gessi Adamoli

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Il rischio aumenterebbe se il nuovo presidente federale dovesse essere Malagò, supertifoso della Roma: DDR va blindato subito con un programma convincente

Genoa, pericolo De Rossi: lo vogliono come ct della Nazionale

Se i famosi tre indizi fanno una prova, i primi tempi sciagurati giocati in fotocopia all’Olimpico con la Roma, a San Siro con l’Inter e a Torino con la Juventus starebbero a dimostrare che il Genoa non è ancora tecnicamente, fisicamente e soprattutto mentalmente attrezzato per provare a giocarsela in trasferta contro le cosiddette big. Però, poi, ci sono le convincenti prestazioni di Napoli e Milano (Milan) che invece autorizzerebbe a pensare il contrario. Ora resta solo la partita di Bergamo per capire se un altro Genoa è possibile anche contro le grandi squadre.

All’Allianz Stadium, De Rossi ha riproposto lo stesso modulo che aveva scelto per affrontare l’Inter a San Siro: 3-4-2-1. Addirittura per dieci undicesimi è identica anche la formazione, l’unico giocatore è diverso è Messias al posto di Baldanzi. Ma nella sostanza, dal punto di vista tattico, l’impostazione è identica: una punta (Colombo) e due trequartisti a sostegno (Vitinha e in questo caso Messias). L’idea sarebbe quella di non chiudersi e provare a rendersi pericolosi, tutto però resta nelle intenzioni. Per tutto il primo tempo il Genoa infatti non mette mai il naso nell’area di rigore avversaria e viene anche da domandarsi come Perin abbia fatto ad infortunarsi visto che era stato inoperoso. E soprattutto viene da chiedersi che senso abbia schierare tre giocatori con caratteristiche offensive se la partita che si sceglie di fare o che quantomeno si è costretti a fare (proprio come con l’Inter) è esclusivamente difensiva. Altro legittimo quesito è perché uno con la garra di Sabelli se ne stia anche questa volta per 90 minuti in panchina quando un giocatore del suo temperamento avrebbe sicuramente fatto comodo per provare a contrastare lo stradominio bianconero sulle fasce. 

La cattiveria agonistica il Genoa l’ha lasciata in panchina con Sabelli, dopo 17' la partita era già finita. Ed è disarmante come sia arrivato il secondo gol (6 giocatori oltre la linea della palla) e la pigrizia con cui la squadra è rientrata dopo aver perso palla nella trequarti della Juve. Mentre Marcandalli, Ostigard, Vazquez e Martin, senza un minimo di filtro in mezzo al campo, erano costretti a rinculare per difendere l’area, McKennie, che aveva seguito invece l’azione a tutto gas, poteva dopo lo scarico di Conceicao andare senza alcuna opposizione al tiro. Non ci sta prendere un gol così perché comunque per salvarsi due o tre punti occorre ancora farli ed è troppo presto per mollare i pappafichi. E non credibile che il risultato negativo del Lecce, arrivato dopo quelli dei giorni precedenti di Cremonese e Cagliari, possa aver contribuito a scaricare una squadra che vede il traguardo ormai vicinissimo.

Con Baldanzi in campo è stato tutto un altro Genoa, ma non può essere un giocatore solo a determinare una simile metamorfosi (di fatto a quel punto c’erano gli stessi 11 che a San Siro con l’Inter avevano sbagliato l’approccio al match). Finalmente, dopo 50 minuti, il Genoa è entrato con la testa in partita e certamente, se non ci fosse stato il quarto rigore sbagliato (con 4 giocatori diversi: un record), la Juve avrebbe passato un brutto quarto.

La quota salvezza è a 36, verosimilmente 35 punti e dunque è vicinissima. Ci si può unicamente fare del male da soli, a cominciare dalla partita di domenica col Sassuolo che per taluni è da vincere a tutti i costi e che invece è soprattutto importante non perdere, proprio come quella della domenica successiva a Pisa.

Intanto attenzione a De Rossi che deve essere la prima pietra su cui fondare il Genoa del futuro quello che, come dichiarato da Rat, il braccio operativo del presidente Sucu, tra due o tre anni, dopo aver risanato il bilancio, sarà pronto a giocare le coppe europee. C’è chi come Francesco Repice (l’Enrico Ameri degli anni 2000) spinge per averlo alla guida della Nazionale. E non sono in pochi a pensarla come lui: DDR è preparato, appassionato del suo lavoro, giustamente ambizioso e sa gestire con disinvoltura la comunicazione. Sarebbe il nuovo che avanza a far da contraltare a certe minestre riscaldate proposte nei giorni scorsi ed il pericolo di vederlo alla guida degli azzurri aumenterebbe se il nuovo presidente federale dovesse essere Malagò che non ha mai fatto mistero di essere un super tifoso delle Roma. E allora De Rossi va blindato subito, non serve solo il contratto ma un programma importante che lo convinca che davvero al Genoa può, come è nei suoi desideri, aprire un ciclo stile Bologna. Servono acquisti mirati e che possano dare un contributo effettivo. Non come Amorim, pagato uno sproposito e che a Torino è rimasto 90 minuti in panchina.

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