Genoa, una salvezza firmata De Rossi. E ora finalmente tocca ad Amorim e Zatterstrom

di Gessi Adamoli

3 min, 58 sec

Ora, nelle sei giornate che mancano, il Genoa avrà l’opportunità di misurarsi a Marassi con avversari di prestigio come Como e Milan con serenità

Genoa, una salvezza firmata De Rossi. E ora finalmente tocca ad Amorim e Zatterstrom

“Quando un uomo con la pistola incontro un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto”. Parafrasando Sergio Leone ed il suo immortale Per un pugno di dollari, quando una squadra fa calciare senza opposizione Malinowskyi da 20 metri, il portiere di quella squadra è uomo morto. Ma nel grande romanzo rossoblù la vittoria che sancisce virtualmente la salvezza passerà alla storia come quella del “colpo di tacco di Sabelli” che evidentemente, a furia di sentirsi chiamare Sabellao, si è convinto di avere potenzialità da brasiliano.

Dal Sassuolo (con Criscito e Murgita a fare da traghettatori) al Sassuolo: nuova partenza e arrivo di una stagione che era partita col piede sbagliato ma che è stata raddrizzata in corsa al punto da potersi considerare fuori dalla mischia con sei giornate di anticipo. Che piaccia o non piaccia, i meriti della grande rimonta rossoblù sono tutti di Daniele De Rossi. È riuscito a tirare fuori il meglio dai suoi giocatori e ha saputo dare alla squadra un’identità precisa che è morale e caratteriale prima ancora che tattica e di gioco. “Nel calcio non esistono gli scienziati, è il cuore a fare la differenza”, in questa frase detta a fine partita è racchiusa tutta la filosofia di De Rossi. Qualche teorico del football come materia complessa ed articolata che si avvicina molto vicina alla fisica quantistica, può forse rimanere deluso da tanta semplicità. Ma per i tifosi del Genoa, la maglia sudata viene prima di qualunque altro requisito. Poi, certo, sono la qualità e l’organizzazione di gioco a consentire il salto di qualità. Però quello deve essere il punto di partenza.

Ora, nelle sei giornate che mancano alla fine del campionato, il Genoa avrà l’opportunità di misurarsi a Marassi con avversari di prestigio come Como e Milan con la serenità di chi ha tutto da guadagnare e niente da perdere. E ci sarà anche la possibilità di vedere all’opera due giocatori che, al momento, sono una sorta di oggetti misteriosi. Amorim ha rappresentato un investimento importante, il primo da parte di una società che in precedenza aveva solo ceduto e mai comprato. È costato più di 8 milioni, ma all’attivo ha soltanto 5 presenze per complessivi 96 minuti (di fatto 15 minuti a partita). Ancora meno ha giocato Nils Zatterstrom: un solo minuto a Marassi contro il Bologna il 25 gennaio, pochi giorni dopo essere arrivato in prestito dallo Sheffield. Poi 10 panchine di fila.

Questo che apparentemente andrà in archivio come un campionato di transizione, potrebbe invece aver permesso al  Genoa di avere trovato l’allenatore su misura per le proprie aspirazioni ed il proprio dna. De Rossi è il tecnico col quale provare ad aprire il famoso ciclo. Certo, è giovane e strada facendo qualche errore di inesperienza lo ha sicuramente commesso e lo commetterà ancora. Però, come dicono i saggi, è solo sbagliando che si impara e si cresce. E dunque gli immancabili criticoni, cerchino di limitare il mugugno allo stretto necessario. Perché adesso sta diventando un luogo comune anche un po’ stucchevole quello per cui DDR sbaglia le sostituzioni. E, anche in occasione della partita col Sassuolo, c’è chi i cambi li ha contestati. Il calcio è materia estremamente opinabile però c’è un giudice inappellabile: il risultato. E dunque risulta strano che un allenatore sbagli le sostituzioni quando poi vince la partita ed il gol della vittoria lo segni uno dei subentrati.

Per altro quei cambi De Rossi li ha spiegati (ma ci si poteva anche arrivare da soli). Al Genoa, che con l’uomo in meno è passato al 4-4-1, serviva un laterale mancino col quale sostituire Ellertsson ed il ricorso a Martin, gradito o meno, era inevitabile. Poi in 10 coprire il campo era ovviamente più complicato ed anche il sacrificio di Malinoskyi (ammonito) in favore di Masini non fa una piega. Col gol di vantaggio e gli spazi con cui provare a ripartire, è ineccepibile anche la scelta di inserire un contropiedista come Ekuban al posto di Colombo. C’era da scegliere chi tenere in campo come esterno tra Vitinha e Baldanzi ed è stato normale scegliere il portoghese (con Viera faceva il terzino!) che ha più gamba e più resistenza.

Quanti abbracci tra i tifosi, il dopo partita è stata davvero una festa di popolo, macchine e motorini che improvvisavano caroselli e clacson che suonavano all’impazzata. Ora però alla “nostra gente”, come la chiamava Pippo Spagnolo, è arrivato il momento di dare qualcosa di più. 

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