Genoa, solo il Var poteva rovinare la festa: De Rossi dà scacco matto a Gasperini
di Gessi Adamoli
Gasperini battuto: l’otto marzo 2026 è dunque una data che entra nella storia del Genoa
Scacco matto a Gasperini, mica ad un allenatore qualsiasi. La partita la vince (stravince) De Rossi per come l’ha preparata e per come l’ha letta in corsa. E non solo dunque perché riesce a tirare fuori il massimo dai suoi giocatori. Vittoria strameritata e anzi il risultato avrebbe potuto essere anche più rotondo, se Svilar non avesse compiuto una parata incredibile su Malinovskyi.
Se contro l’Inter certe scelte non avevano convinto, questa volta DDR non ha sbagliato niente. E quella formazione. che inizialmente poteva sembrare un azzardo, si è rivelata invece la più azzeccata per mettere in difficoltà la Roma. Ma come Ekuban e Ekhator in campo e Colombo e Vitinha in panchina? E se fosse andata male secondo voi, soprattutto dopo gli strascichi polemici della partita d’andata, non ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe obiettato: “Ma come, proprio contro la Roma si mette a fare gli esperimenti?”. Giustamente se n’è fregato dei possibili dietrologi ed è andato avanti schierando quella che riteneva la formazione migliore per andare a giocare sui punti deboli della Roma. E l’ha spiegato nel dopo partita, mentre qualcuno per celebrare la vittoria cercava in tutti i modi di fargli dire “belin” (in fondo in settimana Gasperini si era lasciato andare in un tipico “daje”): “Se contro il Torino volevamo impostare una partita sul palleggio a centrocampo e per questo era rimasto fuori Masini, che è un giocatore eccellente ma ha altre caratteristiche, con la Roma il piano era calciare la palla oltre i loro difensori e allora Ekuban ed Ekhator, bravi a dare profondità e ad attaccare gli spazi, erano più congeniali al tipo di partita che volevamo giocare”.
Difficile, dopo la partita perfetta, fare una classifica di merito. Ma una citazione speciale la merita Sabelli, un soldato che, quando serve, si fa sempre trovare pronto. E poi Frendrup, che con Vieira era un giocatore triste e confuso ma che è tornato ad esprimersi su livelli altissimi. Da incorniciare la partita di Ostigard. In un’intervista Spalletti, che l’aveva avuto al Napoli e che, detto per inciso, l’aveva fatto giocare pochissimo, rivelò che è in assoluto il più forte colpitore di testa del campionato quando la palla arriva direttamente, dritta per dritta, dalla metà campo avversaria. Ed è singolare che Baroni col Torino ma anche domenica scorsa Gasperini abbiano fatto ricorso al lancio lungo sulla prima punta finendo così per esaltare le caratteristiche del difensore norvegese.
Gasperini battuto: l’otto marzo 2026 è dunque una data che entra nella storia del Genoa. Da quando Preziosi ebbe la brillante idea di raccomandarlo a Percassi affinché lo prendesse all’Atalanta e gli diede una liquidazione da un milione di euro per togliere il disturbo (per la panchina del Genoa aveva altre idee: Malesani!), l’unica vittoria risaliva al 22 dicembre 2018 (allenatore Prandelli ed una delle ultime apparizioni in rossoblù di Piatek prima della cessione al Milan), per il resto 12 sconfitte e 4 pareggi.
Li avevo avvertiti i miei compagni di viaggio al “Derby del lunedì”: “Il Genoa è in salute per questo consiglio tutti i genoani di non farsi prendere dall’ansia, la salvezza è infatti un traguardo sicuramente alla portata di una squadra che gioca un calcio lontano anni luce da quello di inizio stagione”. Come volevasi dimostrare il Genoa ha compiuto un ulteriore, importantissimo, passo avanti verso la salvezza, battendo meritatamente una squadra che è in lotta per la Champions League. Solitamente quando una squadra di medio-bassa classifica batte una grande, accade che tutti gli episodi gli siano girati a favore. In questo caso invece la vittoria è legittima anche per la qualità del gioco espressa, solo il Var avrebbe potuto rovinare la festa al Grifone e ai 30 mila che hanno trasformato il Ferraris nel decimo girone dell’Inferno. A Lissone appollaiato sul trespolo c’era l’ineffabile Mazzoleni. Ora va a cercare il pelo nell’uovo, ma lo ricorderete certamente da arbitro quando, contro il Genoa, regalò alla Juventus un rigore per un fallo su Del Piero che Papastathopoulos aveva commesso un paio di metri fuori dall’area. Il braccio di Malinovskyi era però così vicino al corpo che persino l’ineffabile Mazzoleni ha dovuto abbozzare.
Il percorso è però ancora lungo e pieno di insidie. Così non è il solito luogo comune dire che quella di domenica a Verona è la madre di tutte le partite, la più importante della stagione. Ma con De Rossi davvero non si corre il rischio di un calo di attenzione e concentrazione.
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