Green Deal sotto pressione: l’Europa rallenta la transizione per salvare industria e competitività

di R.C.

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Caro-energia, crisi industriale e pressioni politiche spingono Ue, Regno Unito e Canada a rivedere alcune politiche climatiche

Green Deal sotto pressione: l’Europa rallenta la transizione per salvare industria e competitività

L’Europa sta rallentando la propria politica climatica di fronte all’aumento dei costi energetici e alle difficoltà dell’industria. Dopo anni in prima linea nella transizione ecologica, Bruxelles sta valutando maggiore flessibilità sulle emissioni e sull’auto, mentre Regno Unito e Canada stanno tornando a sostenere maggiormente petrolio e gas.

La svolta - scrive Milano Finanza - nasce soprattutto dal problema dei costi dell’energia, aumentati fortemente dopo il taglio delle forniture russe seguito all’invasione dell’Ucraina. A questo si aggiungono i costi delle politiche climatiche europee, che pesano in particolare sulle industrie ad alta intensità energetica come acciaio, cemento e chimica.

L’Ue continua comunque a puntare sulla transizione: eolico e solare rappresentano oggi circa il 34% della produzione energetica europea, contro il 20% del 2021. Restano inoltre gli obiettivi di ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

Il problema è però trovare un equilibrio tra decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività industriale. La Germania, alle prese con una crescita debole e bollette elevate, ha già ridotto alcune imposte legate al sostegno alle rinnovabili e attenuato gli obblighi per il riscaldamento domestico da fonti rinnovabili.

Anche le grandi società energetiche europee stanno ridimensionando i propri programmi green. Shell, BP ed Equinor hanno ridotto gli investimenti o gli obiettivi sulle rinnovabili, concentrandosi maggiormente sulle attività più redditizie legate a petrolio e gas.

Bruxelles cerca ora di concedere maggiore respiro alle imprese senza rinunciare agli obiettivi climatici. Tra le proposte c’è anche la possibilità di mantenere più quote di emissione sul mercato, riducendone il costo e quindi la pressione sull’industria.

Il rischio, secondo alcuni analisti, è però che un eccesso di quote faccia scendere troppo il prezzo del carbonio, indebolendo l’incentivo a investire nelle tecnologie a basse emissioni.

La transizione europea entra così in una fase più pragmatica: il Green Deal non viene formalmente abbandonato, ma viene ricalibrato sotto la pressione di energia, industria e consenso politico. La sfida sarà evitare che la ricerca di competitività si trasformi in un vero arretramento sul fronte climatico.

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