Data center per l’IA, cresce l'insofferenza delle comunità: energia, acqua e territorio nel mirino
di R.C.
In Texas, il governatore Greg Abbott ha chiesto che siano le aziende a sostenere interamente i costi delle infrastrutture elettriche necessarie
La corsa alla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale sta incontrando una crescente opposizione da parte delle comunità locali, soprattutto negli Stati Uniti. Il fenomeno è il classico NIMBY (“Not In My Back Yard”): sì agli investimenti tecnologici, ma non necessariamente sul proprio territorio.
Secondo un sondaggio Embold Research, citato da dday.it, su oltre 2.000 elettori, il 75% degli americani sarebbe contrario a un data center vicino casa, contro il 42% di un anno fa. Le principali preoccupazioni riguardano gli enormi consumi di energia e acqua, i grandi cantieri e il limitato numero di posti di lavoro permanenti rispetto agli investimenti pubblici richiesti.
Anche la politica sta cambiando posizione. In Texas, il governatore Greg Abbott ha chiesto che siano le aziende a sostenere interamente i costi delle infrastrutture elettriche necessarie. In Pennsylvania sono state introdotte restrizioni a un progetto Amazon, mentre New York ha imposto una moratoria di un anno sui nuovi data center dei grandi operatori cloud. Secondo Heatmap, oltre 530 contee e municipi americani hanno già limitato o vietato nuovi impianti.
Il tema è diventato trasversale politicamente. Donald Trump continua a difendere l'espansione del settore, sostenendo che i data center portino investimenti e occupazione e che alcuni possano produrre autonomamente l'energia necessaria. Ma non tutti gli impianti dispongono di centrali proprie e molti continueranno a utilizzare la rete pubblica.
La protesta si sta diffondendo anche in Europa. In Irlanda preoccupano i consumi elettrici dei data center, mentre nei Paesi Bassi le contestazioni riguardano soprattutto l'area di Amsterdam.
Anche l'Italia non è immune. A Magenta, in Lombardia, residenti e amministratori contestano un progetto da 240 MW nell'area dell'ex stabilimento Novaceta, citando consumi della rete elettrica, falde acquifere, rumore e scarsa partecipazione della comunità.
La sfida per l'IA, quindi, non è solo tecnologica: per costruire i data center necessari serviranno energia, acqua, territorio e consenso sociale.
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