Blackout e caldo estremo: l’energia non è infinita, Dubai non è un modello

di R.P.

1 min, 14 sec

Con il cambiamento climatico destinato ad aumentare le temperature e la domanda di energia per l’aria condizionata, episodi simili diventeranno più frequenti

Blackout e caldo estremo: l’energia non è infinita, Dubai non è un modello

I blackout estivi mostrano quanto siamo dipendenti dall’energia e quanto i picchi di consumo, soprattutto per il raffrescamento, possano mettere sotto pressione la rete. In un villaggio turistico, durante Ferragosto, un’interruzione di alcune ore ha bloccato non solo l’elettricità, ma anche le pompe dell’acqua, creando disagi e preoccupazioni per gli ospiti.

Con il cambiamento climatico destinato ad aumentare le temperature e la domanda di energia per l’aria condizionata, episodi simili potrebbero diventare più frequenti. Per questo è utile prepararsi anche a livello individuale, con torce, scorte d’acqua e sistemi di alimentazione d’emergenza.

Ma il problema principale - scrive Elisabetta Ambrosi sul Fatto Quotidiano - è più ampio: dobbiamo ripensare il nostro modello energetico. Consumare sempre di più significa dover produrre e distribuire quantità enormi di energia, con infrastrutture e superfici altrettanto grandi. Un grande resort, con piscine, ristoranti, climatizzazione e servizi, richiederebbe infatti decine di ettari e migliaia di pannelli solari per coprire i propri consumi.

L’esempio di Dubai, dove l’energia consente livelli elevatissimi di climatizzazione e consumo, non è quindi facilmente replicabile né auspicabile: è un modello estremamente energivoro e incompatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

I blackout dovrebbero dunque spingerci non solo a produrre più energia, ma anche a interrogarci su quanta ne consumiamo e su quali servizi e stili di vita possiamo realmente sostenere.

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