Giovanni Mari a Telenord, racconta il suo libro “Fascistissima”: come Mussolini spense la libertà di stampa nel 1926
di Carlotta Nicoletti
“Per vent’anni giornali e radio parlarono con una sola voce”
Cento anni dopo, il 1926 torna al centro del dibattito con “Fascistissima”, il libro del giornalista Giovanni Mari che ricostruisce come il regime di Benito Mussolini cancellò la libertà di stampa in Italia. Un racconto che parte dalla storia, ma guarda anche al presente.
Origini – La scelta di concentrarsi su quell’anno non è casuale: “Sono passati cent’anni, ma non sono così tanti”. Mari spiega come il consenso al regime si sia costruito nel tempo, anche grazie al controllo totale dell’informazione: “Per vent’anni tutti i giornali e la radio hanno parlato con una sola voce”.
Repressione – Prima la violenza, poi le leggi. Il sistema fascista impose regole rigide: poteva fare il giornalista solo chi era ritenuto “leale allo Stato”. Una selezione controllata dal potere che trasformò l’informazione in propaganda.
Resistenza – Non mancarono tentativi di opposizione. Diversi direttori di giornali scrissero alla monarchia denunciando il rischio dittatura, ma senza ottenere risposte: “Il silenzio totale della monarchia”. Una fase in cui, sottolinea Mari, la soppressione delle libertà avvenne “alla luce del sole”.
Propaganda – Il regime costruì anche una narrazione falsa del Paese, tra cui il presunto risanamento economico: “Una menzogna che si sgretola poco dopo”. Il controllo della stampa serviva proprio a diffondere una versione unica della realtà.
Attualità – Il libro lancia anche un messaggio contemporaneo. “Oggi c’è il rischio della disintermediazione: il potere arriva direttamente ai cittadini, senza filtri”. Un cambiamento che, secondo l’autore, può favorire nuove forme di propaganda.
Messaggio – L’invito finale è chiaro: “Non smettere mai di fare domande e non fermarsi alla prima informazione”. Un richiamo rivolto soprattutto alle nuove generazioni e al ruolo del giornalismo.
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