Genova si prepara all’Adunata Alpini: concerto a Pontedecimo per i 105 anni tra memoria e tradizione
di Carlotta Nicoletti
l’Adunata nazionale di maggio prevede fino a 400mila partecipanti
Genova entra nel clima delle celebrazioni alpine con un primo appuntamento dedicato alla memoria: sabato concerto a Pontedecimo per i 105 anni degli Alpini, in attesa della grande Adunata nazionale prevista a maggio.
Celebrazione – L’evento si terrà nella chiesa di San Giacomo, nel quartiere di Pontedecimo, e vedrà protagonisti il coro congedati della Taurinense e la fanfara sezionale. L’iniziativa coincide anche con l’anniversario del gruppo Valpolcevera, tra i più storici della sezione genovese.
Memoria – “Il valore è importantissimo”, sottolinea Giorgio Canepa. Gli Alpini, spiega, rappresentano non solo una tradizione militare, ma anche un punto di riferimento sociale: “Dobbiamo essere grati e rendere questo rispetto con servizi e aiuti alla popolazione”. Centrale resta il ricordo dei caduti e il legame con la storia del Paese.
Identità – Tra i simboli più riconoscibili c’è il cappello alpino, che varia in base al grado: dalla penna nera dei soldati fino a quella bianca degli ufficiali superiori. Un segno distintivo che racconta gerarchie, storia e appartenenza.
Adunata – L’appuntamento principale sarà la 97ª Adunata nazionale, dall’8 al 10 maggio. Attese circa 400mila persone in città. La sfilata conclusiva attraverserà il centro, da piazza Corvetto a corso Torino, con una durata stimata fino a 10 ore.
Organizzazione – “Siamo al lavoro da quasi due anni”, spiega Canepa. Una macchina complessa, resa ancora più impegnativa dalla conformazione di Genova: pochi spazi ampi per accoglienze collettive e una logistica articolata.
Programma – Oltre alla sfilata, sono previsti alzabandiera, concerti diffusi, mostre e cerimonie istituzionali. Tra gli eventi, anche annulli filatelici e iniziative commemorative legate alla storia alpina.
Spirito – “Ricordiamo i morti aiutando i vivi”: è questo il messaggio che sintetizza lo spirito alpino, fatto di solidarietà, volontariato e memoria. Un’eredità che continua a coinvolgere anche le nuove generazioni, grazie a campi scuola e attività legate alla protezione civile.
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