Genova, tramonta l'idea del termovalorizzatore a Scarpino: la collina è instabile
di Redazione
L’ipotesi di costruire un termovalorizzatore a Scarpino per la gestione dei rifiuti liguri appare ormai destinata a cadere. Le recenti analisi hanno infatti confermato ciò che da tempo si sospettava: la collina su cui sorge la discarica genovese è instabile e soggetta a continui movimenti del terreno, rendendola inadatta a ospitare infrastrutture di grandi dimensioni.
La novità emerge dai monitoraggi satellitari avviati su impulso della Protezione civile nazionale, che hanno evidenziato spostamenti del suolo con velocità considerate elevate. I dati sono stati illustrati durante un incontro in Prefettura, a cui hanno partecipato rappresentanti istituzionali e tecnici. Le conclusioni sono chiare: il Monte Scarpino si muove progressivamente verso valle e non garantisce condizioni di sicurezza strutturale per nuovi impianti.
Secondo quanto spiegato dalla sindaca, le valutazioni tecniche delle università coinvolte indicano una scarsa solidità del terreno, incompatibile con opere complesse come un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Di conseguenza, l’area esce di fatto dalla lista delle possibili sedi previste dal bando regionale.
A questo punto, tutta la documentazione verrà trasmessa a Ramboll, la società incaricata di elaborare uno studio sugli scenari futuri e sul possibile impatto sulla Tari. È probabile che i tempi per la consegna del report si allunghino, anche alla luce dei nuovi elementi emersi. Parallelamente, saranno avviate ulteriori valutazioni con Iren, soprattutto per quanto riguarda il destino del Tmb (trattamento meccanico biologico), i cui lavori erano già stati sospesi in passato.
In realtà, i problemi non sono nuovi: precedenti cedimenti del terreno avevano già costretto a fermare il cantiere del Tmb. Dopo un tentativo di consolidamento tramite palificazioni, i lavori erano ripresi per poi arrestarsi nuovamente in attesa di decisioni sul termovalorizzatore. Ora, però, lo scenario sembra definitivamente compromesso.
Le rilevazioni parlano di movimenti fino a -25/-30 millimetri all’anno, con una componente prevalentemente verticale, segnale evidente di una situazione di deformazione attiva del versante. Anche la presenza di ulteriori aree in movimento rafforza il quadro di fragilità idrogeologica.
Archiviata l’opzione Scarpino, restano sul tavolo altre possibili soluzioni, tra cui la Valbormida, mentre anche l’area ex Colisa a Genova non sembra offrire caratteristiche adeguate. La questione resta quindi aperta, ma con una certezza in più: Scarpino non è il luogo adatto per un impianto di questo tipo.
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