Genova, tragedia di Corso Italia. Il giudice su Rametta: "Inopinata violenza e investimento volontario"

di Claudio Baffico

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Genova, tragedia di Corso Italia. Il giudice su Rametta: "Inopinata violenza e investimento volontario"

Nonostante il giudice abbia descritto il gesto come un'azione caratterizzata da estrema gravità e da una marcata pericolosità sociale, per Vincenzo Rametta sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico anziché la custodia cautelare in carcere. È quanto emerge dall'ordinanza firmata dal gip Maria Antonia Di Lazzaro nei confronti dell'operaio trentenne accusato di aver investito volontariamente Edoardo Corrieri, il ventinovenne genovese deceduto dopo due giorni di ricovero all'ospedale San Martino.

Nelle motivazioni del provvedimento, il magistrato utilizza parole particolarmente dure nei confronti dell'indagato. “Una condotta caratterizzata da inopinata violenza ai danni di un giovane neppure conosciuto, con il quale aveva avuto un diverbio la stessa sera, evidenzia un rilevante grado di pericolosità sociale”. E ancora: “L’investitore è un ragazzo giovane con una rete di amici con cui esce e fa uso di alcolici, e ciò alimenta in lui il discontrollo degli impulsi”.

L'ordinanza evidenzia inoltre “la volontarietà dell’investimento verso una vittima inerme” e sottolinea come il comportamento dell'indagato riveli “un elevato grado di pericolosità sociale”. Nonostante tali valutazioni, il giudice ha optato per una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere, sulla base di una serie di circostanze specifiche.

Al momento dell'udienza di convalida e dell'emissione della misura cautelare, infatti, Corrieri era ancora vivo, seppur ricoverato in condizioni disperate al Policlinico San Martino. Per questa ragione il procedimento riguardava ancora l'ipotesi di tentato omicidio e non quella, oggi contestata dalla Procura, di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Nella decisione hanno inciso anche altri elementi ritenuti favorevoli all'indagato. Rametta risulta sostanzialmente incensurato e non aveva precedenti penali. Inoltre, subito dopo l'investimento, si era fermato sul luogo dei fatti, consegnandosi agli agenti della Polizia di Stato che stavano effettuando i primi accertamenti.

La situazione potrebbe però cambiare nei prossimi giorni. Attualmente il trentenne si trova ancora detenuto nel carcere di Marassi, poiché non è stata reperita una disponibilità immediata di braccialetti elettronici. Nel frattempo, il decesso di Corrieri ha modificato il quadro accusatorio: il pubblico ministero Andrea Ranalli contesta ora l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi, un reato che, in caso di condanna, può comportare la pena dell'ergastolo. Proprio per questo la Procura potrebbe richiedere un aggravamento della misura cautelare e ottenere la permanenza dell'indagato in carcere.

L'ordinanza ripercorre inoltre gli eventi che hanno preceduto la tragedia avvenuta nella notte di venerdì in corso Italia. Secondo quanto ricostruito, Rametta avrebbe importunato due amiche della vittima. Le giovani, per allontanarlo, gli avrebbero spruzzato sul volto dello spray al peperoncino. “Per questo – si è giustificato Rametta – ho preso il cartello stradale e l’ho usato per difendermi”.

Tra gli atti dell'inchiesta figura anche il filmato dell'investimento. Le immagini mostrerebbero la Audi Q3 guidata dall'indagato mentre “sterzare – scrive il giudice – in direzione della vittima e impattarne contro la sagoma, che viene sbalzata ad alcuni metri di distanza, e poi continuare la marcia”. Una dinamica che, secondo il gip, conferma ancora una volta l'esistenza di un gesto connotato da “inopinata violenza”.

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