Genova, sequestrati locali utilizzati per presunti interventi chirurgici invasivi senza autorizzazioni sanitarie

di Redazione

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Genova, sequestrati locali utilizzati per presunti interventi chirurgici invasivi senza autorizzazioni sanitarie

Un’indagine della Procura di Genova ha portato al sequestro di alcuni locali utilizzati da un chirurgo estetico genovese all’interno di uno studio medico associato. I Carabinieri del NAS hanno apposto i sigilli a tre vani della struttura, ritenendo che il professionista eseguisse interventi chirurgici invasivi senza disporre delle autorizzazioni sanitarie necessarie.

L’inchiesta per lesioni è partita dopo la denuncia di una trentenne che si era sottoposta a un intervento di mastoplastica additiva rivelatosi problematico. Secondo gli investigatori, però, il caso non sarebbe isolato. Alcuni mesi prima anche una donna di 68 anni aveva presentato una segnalazione per gravi complicazioni insorte dopo un doppio intervento di mastoplastica riduttiva e addominoplastica, eseguito nello stesso studio.

Stando alla ricostruzione fornita agli inquirenti, la paziente più anziana avrebbe pagato circa 10 mila euro in contanti per l’operazione. Nel post-operatorio avrebbe iniziato ad accusare forti dolori, segnalando anche l’assenza dei drenaggi chirurgici. Il medico avrebbe inizialmente parlato di un decorso regolare, ma con il passare del tempo la situazione sarebbe peggiorata, con dolori persistenti, cicatrici evidenti e perdite ematiche tali da costringerla a sostituire il materasso.

La vicenda si inserisce in un quadro già delicato per il professionista. In passato il chirurgo era stato infatti radiato dall’Ordine dei Medici, provvedimento successivamente annullato dopo un ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Andrea Cecchini. Un medico legale consultato da una delle pazienti avrebbe inoltre evidenziato che, durante l’intervento, la donna avrebbe rischiato la vita.

Nonostante le accuse, il medico potrà continuare a esercitare la professione, poiché il provvedimento riguarda esclusivamente il sequestro dei locali e delle apparecchiature, e non la sua abilitazione professionale. L’avvocato Daniele Pomata, che rappresenta una delle presunte vittime, ha spiegato di non aver ricevuto risposta alle richieste di risarcimento né alla richiesta degli estremi della polizza assicurativa del chirurgo.

Nel frattempo la difesa starebbe valutando la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere la restituzione degli spazi sequestrati. Parallelamente si è mosso nuovamente anche l’Ordine dei Medici, che dopo le ultime denunce ha avviato nuovi procedimenti disciplinari. La questione è ora al vaglio della Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie del Ministero della Salute, dove il caso risulta ancora pendente.

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