Genova, Salis al presidio di San Benigno: "Non abbassare la guardia su chi soffre nella Striscia"
di Claudio Baffico
Al presidio organizzato ai varchi di San Benigno, la sindaca di Genova Silvia Salis interviene con parole nette sulla situazione in Medio Oriente, richiamando l’attenzione sulle responsabilità internazionali. "Le azioni di Israele continuano a porre interrogativi rispetto al diritto internazionale", afferma, sottolineando anche come il governo italiano, a suo giudizio, sia intervenuto "con un certo ritardo" nel condannare quelli che definisce eccessi.
La mobilitazione, promossa da Music for Peace e dal Calp (Comitato autonomo lavoratori del porto), ha visto la partecipazione di centinaia di persone ed è sfociata in un corteo. A far scattare la protesta è stato il blocco delle imbarcazioni della Sumud Flotilla, intercettate al largo di Creta dalle forze israeliane, che hanno fermato parte dei mezzi diretti verso Gaza con a bordo attivisti internazionali, tra cui anche italiani.
"La crisi palestinese è uscita dai riflettori, ma questo non significa che debba essere dimenticata", prosegue Salis. "Essere presenti è il primo passo concreto che le istituzioni locali possono compiere, per mantenere alta l’attenzione su chi continua a soffrire nella Striscia". Un richiamo che si inserisce in un contesto già segnato, nei mesi scorsi, da grandi manifestazioni cittadine contro il conflitto.
Dura anche la posizione degli organizzatori. Il presidente di Music for Peace, Stefano Rebora, parla di un episodio "intollerabile", denunciando modalità di intervento ritenute aggressive: "I militari sono saliti a bordo con le armi, costringendo le persone a inginocchiarsi". Vengono inoltre contestate le dichiarazioni ufficiali del governo italiano sugli aiuti umanitari: "La situazione reale racconta di centinaia di tonnellate ancora bloccate da mesi", accusano gli attivisti, ricordando che a Gaza milioni di civili vivono in condizioni drammatiche tra guerra e privazioni.
Nonostante una partecipazione inferiore rispetto alle grandi mobilitazioni precedenti, il numero di presenti viene considerato significativo dagli organizzatori, anche alla luce del breve preavviso. Il corteo ha quindi proseguito il suo percorso fino alla zona di Caricamento, tra slogan, cori e richieste di una Palestina libera, oltre alla denuncia del transito di armamenti attraverso il porto, già oggetto in passato di azioni di protesta.
A chiudere la manifestazione, la testimonianza di Pietro Queirolo Palmas, giovane genovese che in passato fu fermato dalla marina israeliana durante una missione simile. "Rivedere quelle immagini mi ha riportato a quanto vissuto personalmente", racconta. "Colpisce la distanza dal luogo dell’intervento alla Striscia". E sul futuro del movimento aggiunge: "Forse ci si aspettava una continuità più forte dopo le grandi proteste, ma iniziative come questa dimostrano che è possibile ripartire".
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