Genova, presidio dei lavoratori della cultura davanti alla Prefettura

di Claudio Baffico

Carenze di organico vicine al 50%, esternalizzazioni e 'lavoro povero'. Sono i motivi dello sciopero dei lavoratori della cultura che a Genova ha unito il personale ministeriale e quello comunale in un presidio davanti alla Prefettura. I numeri mettono in evidenza la sofferenza degli istituti: 95 dipendenti su 135 alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, 125 su 178 ai Musei nazionali, 26 su 45 all'Archivio di Stato e 39 su 68 alla Biblioteca Universitaria di Genova, a cui si aggiungono i circa 20 addetti su 50 degli Archivi di Savona, Imperia e La Spezia.

"Le carenze di organico ormai enormi su tutto il territorio nazionale, ma in particolar modo nella nostra città", ha spiegato Luca Infantino, segretario generale di Fp Cgil Genova e area metropolitana. Il sindacalista ha denunciato i vuoti di personale criticando l'affidamento di servizi e sicurezza a cooperative e privati: "Ogni volta che si gestiscono passaggi sulla cooperazione sociale o sui lavoratori atipici, si crea lavoro povero. Il lavoro pubblico deve restare pubblico". La protesta punta il dito anche contro il Comune di Genova per la gestione di musei e biblioteche civiche. "La nostra battaglia nasce dalle giunte precedenti che hanno iniziato, a partire dal Museo di Sant'Agostino, un processo di esternalizzazione - precisa Infantino - che ormai definisce il fatto che abbiamo interi musei gestiti dal privato". La richiesta è quella di un protocollo d'intesa tra sindacati, Comune di Genova e area ministeriale per dare vita a un piano di valorizzazione legato anche al turismo crocieristico. "La cultura va difesa in questa città e in questo Paese - conclude Infantino - perché deve essere una ricchezza, non un costo".

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