Genova, presentato il modello di welfare al Festival della rigenerazione urbana. Lodi: "Costruiamo quartieri abitabili e accessibili"

di Redazione

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Il progetto è stato presentato a Savona. La città è stata protagonista del confronto sulle nuove strategie di trasformazione, che hanno al centro un approccio innovativo

Genova, presentato il modello di welfare al Festival della rigenerazione urbana. Lodi: "Costruiamo quartieri abitabili e accessibili"

Genova si afferma come laboratorio nazionale di rigenerazione urbana e sociale. Alla prima tappa di “Città in scena – Festival diffuso della rigenerazione urbana”, ospitata nella fortezza del Priamar a Savona, l’assessora al Welfare Cristina Lodi ha presentato il modello genovese dei progetti di comunità, esportando l’esperienza maturata dall’amministrazione comunale.

Giunto alla quarta edizione e promosso da Mecenate 90, Ance e Cidac, il Festival ha visto Genova protagonista del confronto sulle nuove strategie di trasformazione urbana. Al centro dell’intervento, un approccio innovativo che combina interventi urbanistici “leggeri” con azioni sociali e culturali di prossimità, già sperimentato con risultati concreti nel centro storico – tra Prè, Molo e Maddalena – e nell’area di Certosa-Campasso.

"La rigenerazione urbana è prima di tutto rigenerazione sociale", ha sottolineato Lodi. "Portiamo a Savona l’esperienza dei progetti di comunità e del percorso QR-Campasso e Certosa: pratiche che integrano servizi di prossimità, attivazione culturale e cura dello spazio pubblico. La nostra visione mette al centro famiglie, bambini, anziani e nuovi cittadini, per costruire quartieri abitabili e accessibili, con housing sostenibile, servizi vicini e strade vive e sicure". Un ruolo chiave, secondo l’assessora, è giocato dalle alleanze stabili tra istituzioni, terzo settore, università e imprese.

L’obiettivo del Comune di Genova è ora trasformare queste sperimentazioni in politiche urbane strutturali. Nei prossimi 12-24 mesi la strategia prevede il rafforzamento della rete tra pubblico e terzo settore, la formalizzazione delle case di quartiere come hub di comunità permanenti e l’integrazione stabile di figure come i custodi sociali e il maggiordomo di quartiere, affiancate da piccoli ma significativi interventi di arredo urbano e segnaletica.

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