Ponte Morandi, difesa Galatà chiede attenuanti: "Non è un criminale, ma una vittima"

di R.C.

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I legali hanno chiesto in primo luogo la nullità delle perizie e hanno inoltre contestato le accuse della Procura

Ponte Morandi, difesa Galatà chiede attenuanti: "Non è un criminale, ma una vittima"

"Antonino Galatà non è un criminale. Il crollo del ponte Morandi è stata una tragedia per le 43 vittime e per le loro famiglie, ma lo è stata anche per gli imputati". Lo ha sostenuto l’avvocato Francesco Tagliaferri nel corso dell’arringa difensiva nel processo per il crollo del viadotto Polcevera del 14 agosto 2018. Per l’ex amministratore delegato di Spea, società controllata di Aspi che si occupava di progettazione e sorveglianza, i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi hanno chiesto una condanna a sette anni di reclusione.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Tagliaferri e Roberta Boccadamo, ha chiesto in primo luogo la nullità delle perizie, sostenendo che Galatà sarebbe stato indagato tardivamente nonostante la Guardia di Finanza fosse già in possesso degli organigrammi societari. I legali hanno inoltre contestato le accuse della Procura, affermando che Galatà non partecipava alle riunioni dell’Utsa e non era a conoscenza delle modalità di redazione dei report ispettivi.

Secondo la difesa, Spea era una società prevalentemente dedicata alla progettazione e l’attività di sorveglianza rappresentava una parte marginale del bilancio. "Si è voluto fare dell’ex ad un capro espiatorio", hanno sostenuto i legali, aggiungendo che le contestazioni di omicidio e lesioni stradali non sarebbero applicabili al caso specifico.

La difesa ha ricordato che, dal suo ingresso in Spea nel 2010, Galatà avrebbe introdotto migliorie senza ricevere segnali di criticità sulla sicurezza del ponte. Una delle frasi annotate sul suo telefono, relativa al contenimento dei costi, sarebbe riferita esclusivamente alle tariffe professionali e non alla sorveglianza.

Infine, i legali hanno chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, richiamando il forte clamore mediatico subito dall’imputato: "Da otto anni la sua vita è stata distrutta. Anche qualora fosse ravvisata una colpa, Galatà ha diritto a una pena che gli consenta di continuare a vivere nel contesto sociale a cui è sempre stato legato".

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