Genova, neonata morta nel 2021: possibile causa legata a fattori imprevedibili, si alleggerisce posizione sanitari
di c.b.
Un quadro clinico complesso e segnato da incertezze causali è al centro del processo d’appello sulla morte di una neonata avvenuta a Genova nel 2021. Secondo i nuovi periti nominati dalla Corte, pur in presenza di una gestione del parto definita criticabile, non è possibile stabilire con certezza che il decesso della bambina sia direttamente collegato al comportamento dei sanitari. La relazione evidenzia infatti la possibile presenza di fattori imprevedibili e inevitabili, tali da interrompere il nesso tra eventuali errori medici e l’esito fatale.
A giudizio ci sono il ginecologo Marco Crosa e l’ostetrica Rossella Budassi, entrambi in servizio presso l’ospedale Ospedale San Martino. In primo grado erano stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione per omicidio colposo, sulla base della decisione del giudice Massimo Deplano, che aveva ritenuto determinante il ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo.
Le difese, rappresentate dagli avvocati Antonio Rubino e Giorgia Puppo, hanno contestato la valutazione medico-legale della sentenza di primo grado, ottenendo una nuova perizia collegiale. L’incarico è stato affidato a tre specialisti: la medico legale Rita Celli, l’anatomopatologo Amerigo Santoro e il ginecologo Nicola Ghione.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, coordinata dalla pm Paola Pischetola, vi sarebbe stato un ritardo significativo: l’ostetrica avrebbe tardato a segnalare i segni di sofferenza fetale, mentre il medico, una volta informato, avrebbe scelto di attendere prima di intervenire. Un intervallo di circa due ore che, secondo i consulenti della Procura, avrebbe provocato un danno ipossico irreversibile al cervello della neonata, rendendo inutili i successivi tentativi di rianimazione.
Di diverso avviso la consulenza della difesa, che ha evidenziato la presenza di una grave patologia congenita ai polmoni. Questa condizione, secondo lo specialista incaricato, avrebbe compromesso in modo drastico la capacità respiratoria della bambina, riducendola fino all’80% e rendendo improbabile la sopravvivenza anche in presenza di un parto gestito senza criticità.
La nuova perizia disposta in appello non esclude nessuna delle ipotesi, ma sottolinea come non si possa affermare con un grado di certezza elevato che la morte sarebbe stata evitabile. Viene inoltre ipotizzato che ulteriori elementi possano aver inciso sull’esito finale, interrompendo la catena causale tra condotta medica e decesso. Durante l’udienza sono state analizzate anche le modalità delle manovre di rianimazione effettuate dopo il cesareo.
I familiari della bambina, assistiti dall’avvocata Flora Foglino, contestano fermamente queste conclusioni, sostenendo che la morte sia da attribuire esclusivamente al ritardo nell’intervento chirurgico e al conseguente danno cerebrale da mancanza di ossigeno.
Il procedimento proseguirà il 22 giugno con la discussione del procuratore generale e delle parti civili. Successivamente sarà la volta delle difese e delle eventuali repliche, prima che la Corte si ritiri in camera di consiglio per emettere la sentenza definitiva.
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