Genova, nasce l’ufficio LGBTQIA+, Gibelli a Telenord: “Non uno sportello, ma un laboratorio di diritti”

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

"Puntiamo all’introduzione dell’identità alias nel Comune, per permettere ai dipendenti in transizione o non binari di utilizzare il nome elettivo"

L’avvocata e consulente del Comune di Genova, Ilaria Gibelli, ha illustrato a Liguria Live a Telenord il nuovo progetto dell’ufficio LGBTQIA+, spiegandone obiettivi e prospettive. “Si parte dal programma elettorale portato da Silvia Salis, che nei punti dedicati ai diritti prevedeva l’ufficio LGBT+. È un ufficio che mira a orientare le politiche del Comune e a cambiare la lente con cui vengono costruite.”
“Siamo abituati a fare leggi e provvedimenti pensando a persone eterosessuali e cisgender. Anche la macchina amministrativa si è sempre mossa in questo modo. Il lavoro da fare è enorme, perché finora non è stato fatto nulla in tema di diritti LGBT+.”
“Questo progetto è un simbolo della laicità delle istituzioni: a prescindere dalle opinioni personali, queste persone esistono e fanno parte della comunità.”

Gibelli ha poi evidenziato le criticità del passato: “A Genova la comunità LGBT è stata fortemente discriminata: ci sono stati provvedimenti che hanno escluso alcune famiglie, limitazioni sugli affidi e la mancata concessione del patrocinio a eventi come la Giornata contro l’omofobia e il Pride. Questo ha creato una vera discriminazione istituzionale.”

Sul piano operativo, ha chiarito la natura del progetto: “Non sarà uno sportello per offrire servizi diretti: quei servizi sono già garantiti dalle associazioni. Deve essere invece uno strumento per associazioni, aziende e ordini professionali.”
“Non vogliamo fare eventi spot, ma costruire progetti che restino sul territorio.”

 

Tra le iniziative principali: “Stiamo lavorando con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni per partecipare a un bando che permetta di ristrutturare un immobile comunale e realizzare una casa arcobaleno per accogliere persone LGBT in difficoltà.”

“Un altro progetto importante è l’introduzione dell’identità alias nel Comune, per permettere ai dipendenti in transizione o non binari di utilizzare il nome elettivo.”

 

Gibelli ha sottolineato anche l’importanza della formazione: “Provvedimenti così impattanti devono essere accompagnati da formazione, altrimenti restano scatole vuote.”
“Attraverso la conoscenza si possono superare i pregiudizi.”
“Per la prima volta, il Comune inserirà nei percorsi formativi dei dipendenti temi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.”

Infine, ha evidenziato ulteriori ambiti di intervento: “Vogliamo formare anche educatori e insegnanti, perché gli stereotipi si costruiscono fin dall’infanzia.”
“Stiamo lavorando con i servizi sociali, dove manca completamente una raccolta dati sulle persone LGBT.”

 

E ha concluso ribadendo l’identità del progetto: “Non è uno sportello: è un laboratorio, uno strumento per raccogliere bisogni, unire le associazioni e dare voce a un’intera comunità.”

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