Genova, comune e regione si confermano a trazione femminile
di Redazione
8 min, 18 sec
Il Comune di Genova si conferma a trazione femminile: su un organico di 5.047 dipendenti, il 65% è donna. Anche nelle posizioni dirigenziali la presenza femminile è del 55% che arriva a sfiorare il 57% per quanto riguarda le Elevate qualificazioni e Alte professionalità (quadri). Guardando i dati assunzionali dell’ultimo quinquennio (2021-26), quasi il 77% è composto da donne.
Proprio sull’occupazione femminile, il Centro Studi della Direzione area Attrattività, Competitività e Transizione Ecologica del Comune di Genova ha realizzato la ricerca “Donne, talenti in Comune - Le skills delle donne” che, partendo da un’indagine documentale e su un sondaggio di circa 100 donne, tra i 18 e i 65 anni (online sulla piattaforma web europea EU Survey, in forma anonima con 27 domande, effettuato tra fine 2024 e 2025) italiane (residenti in Italia e all’estero) e straniere, prese a campione, offre spunti di riflessione su ruoli e posizioni delle donne nel mondo del lavoro.
«I dati ci dimostrano che una presenza femminile forte e qualificata è possibile anche nelle posizioni di responsabilità - dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis - oggi a Palazzo Tursi il 65% dei dipendenti è donna e più della metà dei ruoli apicali sono ricoperti da donne. Inoltre, mi piace ricordare che la nostra giunta è composta da una maggioranza femminile, un caso a dir poco raro nei principali Comuni del Paese: un chiaro segnale che abbiamo voluto lanciare già dai primi giorni della nostra azione amministrativa. Sono numeri e statistiche che ci inorgogliscono, ma che non devono farci abbassare la guardia su un divario di genere che nel mondo del lavoro non è ancora superato». «Ci sono ostacoli che continuano a incidere sulle scelte di vita e di carriera - aggiunge Salis - per questo è importante continuare a lavorare su politiche concrete che rendano davvero possibile conciliare lavoro, famiglia e aspirazioni personali. In Italia, dopo la nascita di un figlio, una donna su cinque lascia il lavoro e, tra i 25 e i 49 anni, il carico della cura continua a gravare sulle madri. Inoltre, a cinque anni dalla laurea il divario retributivo supera il 20% a sfavore delle donne. La Giornata Internazionale della Donna è un momento di riflessione e auspico sia anche l’occasione per guardare avanti verso politiche strutturali a livello centrale che consentano pari possibilità di accesso al lavoro e alla crescita professionale e personale».
«Come dimostrano i dati sull’occupazione femminile all’interno del Comune di Genova, le donne rappresentano un pilastro importante di un’organizzazione complessa e di questo sono molto orgogliosa – commenta l’assessora alle Pari opportunità e Personale – quanto emerge dall’analisi puntuale, realizzata dal nostro centro studi, dimostra che ancora molto deve essere fatto per raggiungere la parità di genere non solo sul posto di lavoro, ma in generale all’interno della nostra società: il lavoro è essenziale per la parità, ma il divario occupazionale e retributivo persiste. Le carriere femminili sono più discontinue e spesso legate al part-time per conciliare famiglia e lavoro. La maternità rimane un ostacolo significativo: tutto questo non è accettabile e sul reale abbattimento degli ostacoli sulla strada, ancora in salita, della parità di genere al lavoro e nella vita, siamo fortemente impegnate come amministrazione. Il Comune di Genova, dove non esiste in gender pay gap e le ragazze e donne hanno possibilità di emergere grazie alle proprie skills, rappresenta sicuramente un modello virtuoso».
Il questionario, in particolare, ha permesso di raccogliere la percezione delle donne relativamente al gender-gap, le strategie adottate per affrontarlo e, soprattutto, il messaggio che desiderano trasmettere alle nuove generazioni di donne.
L’indagine conferma che il divario di genere sul lavoro è ancora molto spiccato: sono le stesse donne intervistate che, nel 23% dei casi, ritiene che una donna con figli piccoli non dovrebbe lavorare a tempo pieno, nel 27% ritiene che spetti a lei la maggiore responsabilità nella cura dei figli e il 44% ritiene che le donne si avvalgano del loro aspetto fisico per avere successo. L’83,3% delle donne straniere dichiara che l’aver avuto dei figli ha influenzato il proprio percorso lavorativo, percentuale che sorprende poiché solo il 66,7% delle italiane afferma lo stesso. “Questo dato – si legge nell’indagine del Centro studi di Palazzo Tursi - suggerisce che, sebbene la maternità rappresenti una sfida trasversale nella conciliazione degli ambiti personali e professionali, le donne italiane sembrano soffrire meno questo limite. Particolarmente rilevante è il dato relativo a chi ha scelto di non avere figli per motivi legati alla carriera: il 36,4% delle italiane ha dichiarato di aver rinunciato alla maternità in favore della carriera, contro il 20% delle straniere. Sebbene entrambe le categorie del campione, donne italiane e straniere, abbiano espresso esperienze di disagio, le italiane riportano una leggera minore difficoltà nel gestire vita privata 72,4% contro il 72,7% delle straniere. Ancora una volta risultano fondamentali le reti familiari, più presenti nel nostro paese, ma è evidente che il problema è a oggi ben presente a livello nazionale e internazionale.
Come testimoniano i dati (Istat) sul livello di istruzione, disaggregati per genere ed età, fino a un passato non tanto remoto – quello vissuto dagli attuali 60 e 70enni – la quota di donne diplomate e laureate era molto inferiore a quella dei coetanei uomini. Nel 2023 tale tendenza è decisamente superata: secondo Istat infatti il 68,0% delle 25-64enni ha almeno un diploma o una qualifica (62,9% tra gli uomini) e coloro in possesso di un titolo terziario raggiungono il 24,9% (18,3% tra gli uomini). Inoltre, emerge una crescente consapevolezza e una volontà condivisa di contrastare gli stereotipi e le barriere culturali, anche attraverso l’esempio personale e l’impegno attivo nella promozione dell’equità. Un capitolo dell’indagine è dedicato al fenomeno “Queen Bees” (api regine) che risulta “presente in molti ambienti, ma viene motivato dalle donne non come una caratteristica genetica propria del mondo femminile, bensì come un adattamento, conseguente a secoli di disparità di trattamento fino ad arrivare alla prevaricazione e sopraffazione, le quali hanno generato questo effetto inverso dal quale ci si dovrebbe affrancare per una forma di riconoscimento della propria dignità femminile”. Sulla maternità e la gestione della vita familiare emergono come snodi critici, spesso affrontati in assenza di adeguati strumenti di supporto, soprattutto dalle donne, ma sempre di più anche dagli uomini (figli, anziani, malati da accudire). Tuttavia, le esperienze riportate mostrano che flessibilità, collaborazione, fiducia e politiche inclusive possono rendere compatibili ambizioni professionali e responsabilità personali, a beneficio dell’intero ecosistema lavorativo, tanto per le donne come per gli uomini.
I dati dell'amministrazione regionale confermano una presenza femminile ampia e qualificata: il 63,4% dei dipendenti della Regione Liguria è donna. Una partecipazione significativa che si riflette anche nei diversi livelli di responsabilità: il 38,4% dei direttori, il 44,8% dei dirigenti e il 65,6% dei funzionari è rappresentato da donne.
Numeri che testimoniano un percorso concreto verso l'equilibrio di genere nella pubblica amministrazione regionale e che rappresentano un punto di partenza per rafforzare ulteriormente politiche di inclusione, valorizzazione del merito e pari opportunità.
"Le aziende che puntano su una forte presenza femminile sono più innovative e competitive – dichiara il presidente della Regione Liguria Marco Bucci -. Per questo siamo ancora più orgogliosi di poter dire che in Regione Liguria le donne costituiscono oltre il 60% dei dipendenti della nostra amministrazione. Donne che operano in ogni ruolo, dai servizi amministrativi alla dirigenza fino agli assessorati, contribuendo ogni giorno, con competenza e dedizione, alla crescita della nostra comunità.
Siamo consapevoli di quanto sia fondamentale garantire pari opportunità in ogni ambito, promuovendo condizioni di lavoro e percorsi di carriera equi. Nei nostri uffici non esiste gap retributivo tra uomini e donne, a differenza di quanto accade spesso nelle aziende private. E’ una realtà che, unita ai numeri, di certo non basta a cancellare il tema del divario di genere nel mondo del lavoro, ma ci spinge ancora di più a lavorare su questa strada, con percorsi di crescita professionale fondati sul merito, garantendo piena valorizzazione delle competenze e lavorando parallelamente su sostegni efficaci alle famiglie, che permettano alle donne di non dover scegliere tra famiglia e carriera. In questo modo agiamo concretamente contro quella discriminazione che priva la società di risorse preziose e quindi ne compromette il futuro”.
“Il dato del 63,4% di presenza femminile tra i dipendenti regionali, insieme alla significativa quota di dirigenti e funzionari donne, conferma la qualità e il valore del contributo femminile nella nostra amministrazione – continua l’assessore al Personale Claudia Morich -. Abbiamo la fortuna di lavorare in un Ente in cui la crescita e il riconoscimento del valore di ognuno non viene influenzato dal genere, lo conferma il mio recente ingresso in Giunta.
La mia intenzione è di gestire la delega al Personale consolidando un ambiente professionale equo, inclusivo, orientato alla crescita delle competenze. So di essere facilitata in questo compito dall’ampia presenza femminile in quanto, inutile nasconderlo, le donne hanno una marcia in più”.
“Non possiamo promuovere la parità di genere nella società ligure senza essere, per primi, un esempio - conclude l’assessore alle Pari Opportunità e all’Occupazione Simona Ferro -. La significativa presenza di personale femminile qualificato all’interno dell’amministrazione rafforza la credibilità dell’Ente nelle attività di monitoraggio delle pari opportunità nel mondo del lavoro. Nel 2023 abbiamo istituito un tavolo permanente regionale sulla certificazione di genere nelle imprese con almeno 50 dipendenti. Prima della nascita di questo tavolo le certificazioni erano soltanto 14, oggi sono certificate più di 900 sedi operative tra aziende ed enti. Un dato che parla chiaro e testimonia concretamente il nostro impegno”.
Numeri che testimoniano un percorso concreto verso l'equilibrio di genere nella pubblica amministrazione regionale e che rappresentano un punto di partenza per rafforzare ulteriormente politiche di inclusione, valorizzazione del merito e pari opportunità.
"Le aziende che puntano su una forte presenza femminile sono più innovative e competitive – dichiara il presidente della Regione Liguria Marco Bucci -. Per questo siamo ancora più orgogliosi di poter dire che in Regione Liguria le donne costituiscono oltre il 60% dei dipendenti della nostra amministrazione. Donne che operano in ogni ruolo, dai servizi amministrativi alla dirigenza fino agli assessorati, contribuendo ogni giorno, con competenza e dedizione, alla crescita della nostra comunità.
Siamo consapevoli di quanto sia fondamentale garantire pari opportunità in ogni ambito, promuovendo condizioni di lavoro e percorsi di carriera equi. Nei nostri uffici non esiste gap retributivo tra uomini e donne, a differenza di quanto accade spesso nelle aziende private. E’ una realtà che, unita ai numeri, di certo non basta a cancellare il tema del divario di genere nel mondo del lavoro, ma ci spinge ancora di più a lavorare su questa strada, con percorsi di crescita professionale fondati sul merito, garantendo piena valorizzazione delle competenze e lavorando parallelamente su sostegni efficaci alle famiglie, che permettano alle donne di non dover scegliere tra famiglia e carriera. In questo modo agiamo concretamente contro quella discriminazione che priva la società di risorse preziose e quindi ne compromette il futuro”.
“Il dato del 63,4% di presenza femminile tra i dipendenti regionali, insieme alla significativa quota di dirigenti e funzionari donne, conferma la qualità e il valore del contributo femminile nella nostra amministrazione – continua l’assessore al Personale Claudia Morich -. Abbiamo la fortuna di lavorare in un Ente in cui la crescita e il riconoscimento del valore di ognuno non viene influenzato dal genere, lo conferma il mio recente ingresso in Giunta.
La mia intenzione è di gestire la delega al Personale consolidando un ambiente professionale equo, inclusivo, orientato alla crescita delle competenze. So di essere facilitata in questo compito dall’ampia presenza femminile in quanto, inutile nasconderlo, le donne hanno una marcia in più”.
“Non possiamo promuovere la parità di genere nella società ligure senza essere, per primi, un esempio - conclude l’assessore alle Pari Opportunità e all’Occupazione Simona Ferro -. La significativa presenza di personale femminile qualificato all’interno dell’amministrazione rafforza la credibilità dell’Ente nelle attività di monitoraggio delle pari opportunità nel mondo del lavoro. Nel 2023 abbiamo istituito un tavolo permanente regionale sulla certificazione di genere nelle imprese con almeno 50 dipendenti. Prima della nascita di questo tavolo le certificazioni erano soltanto 14, oggi sono certificate più di 900 sedi operative tra aziende ed enti. Un dato che parla chiaro e testimonia concretamente il nostro impegno”.
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie
Sestri Levante: attivato il "Maggiordomo di quartiere", servizio a sostegno delle persone anziane o sole
07/03/2026
di Claudio Baffico
Genova, cambi alla viabilità per i lavori dei 4 Assi a Principe, Sampierdarena e Molassana
07/03/2026
di Redazione
Sampierdarena, più sicurezza con un terminal bus a lunga percorrenza e nuovi servizi nell'ex area Enel
06/03/2026
di Anna Li Vigni
Il Carnevale di Pontedecimo conquista il Gaslini: carro e animazione nei viali dell'ospedale
06/03/2026
di Gilberto Volpara
Adunata degli Alpini a Genova, il vice sindaco Terrile: "Non è vero che siamo in ritardo"
06/03/2026
di Gilberto Volpara

