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Genova, i ristoratori rimasti aperti dopo le 18: "Vogliamo solo lavorare"

di Alessandro Bacci

Simone e Asia, 25enni, spiegano la scelta: "Abbiamo necessità di portare a casa il pane, i clienti sono stufi vogliono tornare a vivere la normalità"

Hanno aperto il proprio ristorante a novembre con la speranza di poter lavorare presto a pieno regime. La pandemia, però, non ha concesso una tregua e la speranza di tornare a lavorare nella normalità è ancora lontana. Così Simone e Asia, 25enni proprietari del Tannina Wine Pub di corso Torino, hanno deciso di aprire il proprio locale venerdì per cena nonostante i divieti imposti dal Dpcm. Nella serata la polizia è dovuta intervenire per sanzionare il locale e verificare il rispetto delle norme anti covid: "Abbiamo deciso di tenere aperto il locale per una necessità economica - sottolinea Simone Burlando - Non siamo mossi da nessun movimento politico, abbiamo avuto la necessità di dover portare a casa il pane, perchè abbiamo aperto il 20 novembre 2020 con delle promesse: a dicembre riapriremo. A dicembre siamo rimasti chiusi e c'è stata un'altra promessa: da gennaio cercheremo di aprire. A gennaio ci dicono che saremo chiusi fino a marzo. Vogliamo solo fare il nostro lavoro e basta. Sono stati presi i dati a tutti all'interno del locale. Noi siamo stati sanzionati e abbiamo un paio di giorni di chiusura. La polizia ha fatto il proprio lavoro, noi lo rispettiamo e loro hanno rispettato il nostro: ci hanno permesso di finire di servire i clienti fino alle 21.45. I clienti che erano allo scadere del tempo hanno preso il cibo d'asporto. È raro trovare un ligure caloroso, ma abbiamo trovato genovesi stufi, che vogliono tornare a vivere e e alla normalità. Un gruppo di clienti ci ha detto: se avete bisogno facciamo colletta per pagarvi la multa. Un calore che non conoscevamo, ci hanno sostenuto."

Quante persone erano presenti all'interno del locale? "Erano presenti 21 persone adulte e 6-7 bambini, non di più. Abbiamo deciso di tenere meno persone di quelle che potremmo tenere con il covid. A pranzo possiamo tenere 60 persone, abbiamo deciso di prendere solo prenotazioni per 20-30 persone. In modo da avere un terzo di quello che potremmo avere a pranzo. Con distanziamenti, mascherine, gel, termoscanner."

Vi aspettavate questa risposta dei genovesi? "Inizialmente non ce lo aspettavamo - racconta Asia Randazzo . devo dire che ci hanno sorpreso. Siamo contenti e li ringraziamo con tutto il cuore, ci hanno trasmesso un calore incalcolabile. Un calore del genere lo trasmettono mamma e papà, sapevano quello che rischiavano ma sono venuti per farci fare il nostro lavoro."

Simone e Asia hanno deciso di aprire il locale nella serata di protesta in tutta Italia lanciata sui social con l'hashtag #ioapro: "L'hashatg è un'onda cavalcata. Abbiamo deciso di muoverci per noi. In pochi si sono mossi su Genova. Ma ripeto non ci smuoviamo per un movimento politico o un hashtag. L'unica nostra fonte di guadagno è il nostro locale, avevamo bisogno di lavorare di nient'altro."

Se poteste tornare indietro rifareste la scelta di aprire? "Tornassi indietro terrei aperto di nuovo ma per un semplice motivo: è giusto che quando una società ha rapporti con professionisti come fornitori o dipendenti, lo paghi per il proprio operato. Se un professionista mi fa un lavoro, io devo pagarlo. Se no un lavoro non posso pagarlo, abbiamo anche due dipendenti che hanno bisogno di fare il proprio lavoro. I dipendenti non sono stati multati. L'unica multa rilasciata è stata quella alla nostra società."