Genova, guasto elettrico mette fuori causa il pronto soccorso del Galliera

di c.b.

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Genova, guasto elettrico mette fuori causa il pronto soccorso del Galliera

Un improvviso guasto elettrico ha messo in crisi il sistema sanitario genovese, costringendo il pronto soccorso del Galliera a restare chiuso per oltre cinque ore. Dalla tarda mattinata fino alla sera, i pazienti sono stati dirottati verso altri ospedali cittadini, in particolare il San Martino e il Villa Scassi, con pesanti ripercussioni sull’organizzazione.

A soffrire maggiormente è stato proprio il presidio di Sampierdarena, arrivato nel corso della giornata a esaurire le barelle, criticità poi tamponata grazie all’intervento della centrale operativa del 118. Il blocco è stato causato dal sovraccarico di un quadro elettrico situato nei locali interrati, probabilmente dovuto all’elevato numero di apparecchiature sanitarie collegate alla rete.

Il disservizio ha lasciato senza corrente il laboratorio analisi e il centro trasfusionale, entrambi al settimo piano. Se per il trasfusionale l’interruzione è durata solo alcune ore nel pomeriggio, per il centro prelievi e diagnostica i tempi di ripristino si sono prolungati fino a sera. Nel frattempo, le ambulanze sono state tenute lontane dalla struttura e, per garantire gli esami urgenti, i campioni di sangue sono stati trasferiti al San Martino, con un continuo scambio di materiali e referti tra le due strutture.

L’allarme era scattato intorno alle 12:30, quando un forte odore di bruciato proveniente dagli scantinati aveva fatto temere un incendio, portando all’intervento dei vigili del fuoco. Le verifiche tecniche hanno poi escluso la presenza di fiamme, individuando invece un surriscaldamento con una lieve emissione di fumo.

Se dal punto di vista della sicurezza non si sono registrati rischi gravi per pazienti e personale, l’impatto sull’emergenza sanitaria è stato significativo: fino alle 17 nessun mezzo del 118 ha potuto accedere al Galliera, aumentando la pressione sugli altri ospedali. Il Villa Scassi ha incontrato notevoli difficoltà nel garantire le prestazioni, arrivando a smistare ulteriormente i pazienti verso altre strutture come il Padre Antero Micone di Sestri Ponente e l’ospedale Evangelico di Voltri, nel tentativo di reggere l’ondata di accessi.

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