Genova, benedizione delle case collettiva per ovviare al ridotto numero di sacerdoti

di c.b.

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Genova, benedizione delle case collettiva per ovviare al ridotto numero di sacerdoti

Il calo dei preti, l’aumento degli impegni pastorali e una partecipazione religiosa sempre più limitata hanno reso difficile mantenere il rito nella sua forma classica. Non è raro, infatti, che molte famiglie non aprano nemmeno la porta al sacerdote.

Per questo motivo, diverse parrocchie hanno deciso di spalmare le benedizioni durante tutto l’anno, superando il vincolo dei tradizionali quaranta giorni. Altre hanno scelto di sperimentare nuove soluzioni, mantenendo però intatto il significato spirituale: avvicinare le persone e rafforzare il senso di comunità.

Una delle iniziative più originali arriva da una parrocchia del quartiere di San Fruttuoso. Qui il parroco ha introdotto un sistema innovativo: invita gruppi di residenti, suddivisi per vie, a partecipare a celebrazioni dedicate durante il weekend.

In queste occasioni viene impartita una benedizione collettiva, e ai fedeli viene consegnata una boccetta di acqua benedetta, spesso definita informalmente come un “kit” per portare il rito anche nelle proprie case.

L’obiettivo non è sostituire il ruolo del sacerdote, ma estendere il gesto simbolico all’ambito familiare, coinvolgendo anche chi normalmente non frequenta la chiesa. Rimane comunque la possibilità di ricevere la visita a domicilio su richiesta, soprattutto per anziani o persone impossibilitate a muoversi.

Alla base di questi cambiamenti c’è anche una riorganizzazione della diocesi, che prevede équipe pastorali composte da più sacerdoti. In questo modo si cerca di gestire territori sempre più vasti, evitando che un singolo parroco resti isolato.

In alcuni casi, un sacerdote si trova oggi a seguire numerose parrocchie contemporaneamente, aiutato da collaboratori, diaconi e preti anziani. Questo rende necessario pianificare le benedizioni con largo anticipo e distribuirle nel tempo.

Un’altra soluzione efficace è quella delle benedizioni negli atri dei palazzi. Invece di visitare ogni singolo appartamento, il sacerdote invita gli abitanti a riunirsi negli spazi comuni.

Nonostante le iniziali perplessità — dovute anche ai rapporti spesso tesi tra vicini — questa formula ha avuto un riscontro positivo. Molte persone partecipano volentieri, trasformando l’occasione in un momento di incontro e condivisione.

Nonostante le difficoltà, la benedizione delle case non scompare, ma si adatta. Le nuove modalità — dalla benedizione collettiva al coinvolgimento diretto delle famiglie, fino agli incontri nei condomini — dimostrano come una tradizione secolare possa evolversi senza perdere il proprio valore.

Al centro resta lo stesso intento di sempre: creare legami, offrire vicinanza e mantenere vivo un segno di spiritualità nella vita quotidiana.

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