Genova, apre il Museo dei Serial Killer: da Donato Bilancia a Jeffrey Dahmer
di Luca Pandimiglio
Uno spazio espositivo dedicato alla storia della criminologia e ai casi più noti di assassini seriali
Ha aperto oggi in Via Ceccardi il Museo dei Serial Killer, uno spazio espositivo dedicato alla storia della criminologia e ai casi più noti di assassini seriali. Il progetto è stato ideato e realizzato da Filippo Terzani, che racconta come l’idea sia nata molti anni fa.
«Questo progetto è nato nel 2006 a Firenze, quando avevo poco più di vent’anni – spiega Terzani – con quello che fu il primo museo al mondo dedicato ai serial killer». Da allora l’iniziativa si è sviluppata anche all’estero, trasformandosi in un percorso espositivo dedicato alla comprensione del fenomeno della violenza seriale.
Perché Genova
La scelta di aprire una sede a Genova non è casuale. Secondo il fondatore del museo, il capoluogo ligure possiede un fascino particolare, paragonabile a quello di Torino, città spesso associata a tradizioni esoteriche e misteriose. «È una città che mi ha sempre incuriosito molto – racconta – e sono convinto che il pubblico risponderà con interesse a questo progetto».
I casi raccontati nel museo
Il percorso espositivo comprende 13 casi di serial killer, raccontati attraverso scenografie, materiali informativi e un sistema di audioguida che accompagna i visitatori per circa 50 minuti.
Tra le figure presentate c’è anche Donato Bilancia, responsabile di 17 omicidi tra il 1997 e il 1998, uno dei casi più noti della cronaca nera italiana. Accanto a lui vengono raccontate anche storie internazionali, come quella di Jeffrey Dahmer, diventato recentemente molto popolare anche grazie a una serie televisiva, e quella di Albert Fish, noto come il “vampiro di Brooklyn”.
L’esposizione include anche approfondimenti su discipline legate alle indagini criminali, come:
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antropologia forense
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entomologia forense
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studio delle ferite da arma da fuoco
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analisi delle patologie psicologiche dei killer seriali
Un museo per comprendere il fenomeno
Secondo Terzani, lo scopo del museo non è in alcun modo quello di glorificare la violenza, ma piuttosto di sensibilizzare il pubblico su un fenomeno complesso e globale.
«Il nostro obiettivo – spiega – è ricordare le vittime e aiutare le persone a capire meglio le dinamiche psicologiche e sociali che portano a questi crimini».
Il fondatore sottolinea anche che l’Italia, per numero di casi documentati, si colloca tra i Paesi con più serial killer dopo gli Stati Uniti, un dato che rende ancora più importante lo studio della criminologia.
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