Genova, 85 anni fa l'ultimo bombardamento subìto dal mare

di Claudio Baffico

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Genova, 85 anni fa l'ultimo bombardamento subìto dal mare

Quando il mare, storicamente risorsa vitale per i commerci e le esplorazioni, si trasforma in una minaccia mortale. Il 9 febbraio ricorre l’85esimo anniversario del bombardamento navale di Genova da parte della Royal Navy, uno degli episodi più drammatici vissuti dalla città durante la Seconda guerra mondiale.

Quello del 9 febbraio 1941 fu il secondo e ultimo attacco condotto dal mare contro il capoluogo ligure. Il primo risaliva al 14 giugno 1940; da allora, e fino alla fine del conflitto, Genova sarebbe stata colpita esclusivamente da incursioni aeree, senza più minacce provenienti dal fronte marittimo.

All’indomani dell’ingresso dell’Italia in guerra, le forze britanniche avviarono una serie di operazioni contro i principali centri industriali e strategici del Paese. Genova rappresentava un obiettivo di primo piano: i suoi cantieri navali e le industrie metallurgiche costituivano un nodo fondamentale per lo sforzo bellico italiano. Dopo l’attacco alla flotta di Taranto e le azioni su Napoli, alcune unità danneggiate della Regia Marina furono trasferite a Genova per le riparazioni. Tra queste figuravano la Giulio Cesare, la Duilio e la Littorio, anche se, il giorno del bombardamento, solo la Duilio si trovava effettivamente in porto.

Nonostante ciò, Londra decise di procedere ugualmente con l’operazione, sia per colpire simbolicamente la Regia Marina, sia per lanciare un messaggio politico. I servizi segreti britannici avevano infatti appreso che il 12 febbraio, a Bordighera, era previsto un incontro tra Benito Mussolini e Francisco Franco, durante il quale il dittatore italiano avrebbe tentato di convincere la Spagna a entrare in guerra al fianco dell’Asse. Un’eventualità che avrebbe potuto compromettere l’equilibrio nel Mediterraneo, mettendo a rischio Gibilterra. L’attacco a Genova fu dunque pensato anche come dimostrazione della vulnerabilità italiana, destinata a pesare nelle valutazioni spagnole.

La mattina del 9 febbraio i primi segnali arrivarono dal cielo: aerei da ricognizione sorvolarono la città nelle prime ore dell’alba. Poco dopo le 7.30 scattò l’allarme, e alle 8.14 le navi britanniche aprirono il fuoco da una distanza di circa 19 chilometri. In poco più di mezz’ora, migliaia di colpi furono sparati contro il porto e la città.

I primi obiettivi furono il molo Principe Umberto e i cantieri Ansaldo, seguiti dalle aree industriali lungo il Polcevera. Ma il tiro finì per colpire anche numerosi edifici civili e storici: la cattedrale di San Lorenzo, dove ancora oggi è visibile un proiettile inesploso, la chiesa della Maddalena, l’ospedale Duchessa di Galliera e interi quartieri, tra cui la zona di piazza Colombo. Le difese costiere italiane si rivelarono inefficaci e non riuscirono a contrastare l’azione nemica.

Il bilancio fu pesantissimo: centinaia di morti e feriti, migliaia di sfollati costretti ad abbandonare le proprie case distrutte o rese inagibili. Un episodio che segnò profondamente la città e che, a distanza di 85 anni, resta una delle ferite più dolorose della memoria collettiva genovese.

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