Genoa, subito un progetto credibile o Zangrillo lascia

di Gessi Adamoli

E' in questi momenti di grande delusione e smarrimento che si sente maggiormente la mancanza di un grande genoano come Pippo Spagnolo. Nessuno come lui , senza l'enfasi e la retorica abusata da molti, saprebbe trovare le parole giuste per voltare pagina e guardare al futuro. Alla fine è arrivata una retrocessione ampiamente annunciata, ma non per questo meno dolorosa e destabilizzante. A forza di danzare pericolosamente sull'orlo del burrone, il Genoa nel precipizio c'è finito proprio nella stagione in cui il suo diabolico proprietario è uscito di scena, lasciando ai subentranti 777 un mare di debiti ed una rosa raffazzonata e così poco competitiva che all'inizio del campionato, prima della trasferta di Milano con l'Inter, Ballardini aveva supplicato di essere sollevato dall'incarico perché lui in questa rosa davvero non credeva.
 
Dopo la sconfitta di Napoli, che ha tolto anche la possibilità di aggrapparsi alla matematica, a metterci la faccia è stato ancora una volta il presidente Zangrillo che di Pippo Spagnolo era amico fraterno: “I nostri tifosi meriterebbero la Champions, noi però abbiamo commesso troppi errori”.
Ma sino a quanto Zangrillo sarà disposto ad esporsi in prima persona per fare da garante a decisioni societarie velleitarie e cervellotiche? Normale che chieda di non fungere unicamente da parafulmine, ma di essere maggiormente coinvolto nelle scelte. Anche perché certamente è maggiormente a conoscenza delle dinamiche genoane rispetto al freddo e asettico Spors. La molto probabile salvezza della Salernitana complica poi la metabolizzazione della retrocessione, anche se era un'eventualità alla quale i tifosi erano ormai preparati e addirittura in molti la consideravano quasi come un passaggio obbligato pur di liberarsi di Preziosi e della sua gestione senza prospettive se non quella di incassare plusvalenze e cercare ogni anno di ottenere quel diacesettimo posto che nelle ultime stagioni erano diventato un obiettivo dichiarato.
 
Mentre il nuovo corso rossoblu esplorava inediti e arditi percorsi, la Salernitana si affidava ad una gestione tradizionale, chiamando a gestire quella che sembrava una mission senza speranze Walter Sabatini, ovvero il general manager che la nuova proprietà americana aveva contattato prima di Spors senza però trovare un'intesa per quanto riguardava non tanto gli obiettivi quanto il modo di raggiungerli. E la prima mossa di Sabatini è stata quella di affidare la panchina a Davide Nicola, che il Genoa nell'estate di due anni fa Preziosi, senza mai spiegarne i motivi, non aveva riconfermato e che aveva avuto un colloquio con Spors impegnato a pianificare il dopo Shevchenko. I due però evidentemente non si erano presi.
 
E' indubbio che i 777 abbiano commesso degli errori, quello da non ripetere è pensare che una società di calcio possa essere come un titolo di borsa ed il fatto che, come più volte dichiarato, il loro sia un investimento a lungo termine garantisca dalle oscillazioni tipiche del mercato borsistico. Ma il calcio è un cocktail di passione ed emozioni e occorre rapportarsi costantemente con i sentimenti dei tifosi. La retrocessione rappresenta comunque un evento traumatico difficilissimo da assorbire ed esiste un solo modo per venirne a capo: allestire una squadra che possa immediatamente risalire in serie A.
 
Il Genoa ha dalla sua la ritrovata coesione tra società, squadra e tifoseria. Un punto di partenza importante, un patrimonio che Preziosi aveva azzerato e che assolutamente non dovrà essere disperso. Sabato contro il Bologna sarà comunque la giornata dell'orgoglio rossoblù. Io c'ero nel 1970 all'ultima di campionato contro il Pisa con il Genoa già retrocesso in serie C. Davanti alle miei perplessità di ragazzino chi in casa mi ha instradato al tifo per il Grifone mi ha risposto: “Dove c'è il Genoa ci siamo noi, nella buona e nella cattiva sorte”.
 
Ovunque e comunque, adesso come 52 anni fa.