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Genoa, Preziosi: "Impensabile giocare a calcio con le aziende che restano chiuse"

di Maria Grazia Barile

"Colpo durissimo per le mie attività, ma non mortale"

"Il calcio è un’azienda ed è in difficoltà, come tutto il resto. Bisognerà probabilmente restare fermi fino al 3 maggio, dopo non so cosa accadrà. Certo in questo momento conta la salute delle persone. Dovremo decidere tutti assieme cosa fare, ma non è il momento di giocare. Vi pare possibile che le aziende restino chiuse e che invece si giochi a pallone?”. Lo ha dichiarato al Secolo XIX Enrico Preziosi, ribadendo quanto già detto in precedenza. 
Qualunque sia la decisione per concludere il campionato (play-off e play-out, congelamento della classifica, ripresa del torneo), il presidente rossoblu si sente al sicuro: “Di certo a essere penalizzato non sarà il Genoa, a gennaio ho investito tanto, anche se parecchi dicono che abbiamo fatto solo prestiti. In realtà ci sono i riscatti da pagare e valuteremo quello che sarà da fare. Prima bisogna tornare alla normalità”.

Infine una annotazione di Preziosi sulla situazione dell sue aziende: "Ho 72 anni e pensavo fosse arrivato il momento di capitalizzare, entrando in Borsa, 44 anni di attività da imprenditore per cercare di divertirmi un po’ e magari concentrarmi sul calcio. Quello che sta accadendo non è un colpo mortale ma è un colpo durissimo. Però, nonostante tutto, sono sereno: se la salute mi assiste, non sono uno che si arrende. Sono pronto a ricominciare, sapendo che ci sarà da lavorare anche più di prima. In Cina avevamo le nostre fabbriche chiuse durante la quarantena e nei mesi scorsi la preoccupazione principale era legata alla produzione bloccata. Tutti abbiamo sottovalutato la situazione, compresi i nostri governanti. Adesso l’epicentro è l’Europa"

 

 

 

 

 

 

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