Genoa, Parma per De Rossi è già un crocevia: ma possibile che sia sempre colpa dell'allenatore?
di Gessi Adamoli
Nemmeno De Rossi, che pure aveva ben chiaro il rischio di “fare la fine del sorcio”, aveva immaginato di essere messo in croce così presto. Lui che era “il garante dei genoani”, che “incarnava lo spirito della Gradinata Nord”, lui che “aveva fatto diventare una squadra l’armata Brancaleone che gli aveva lasciato in eredità Vieira”. Ricordate? Dopo l’amichevole col Vicenza, aveva detto: “Attenzione perché non è detto che ogni anno con la squadra ultima dopo 10 giornate poi basti cambiare l’allenatore per risalire la classifica”.
Magari 10 giornate! È già in discussione dopo appena quattro, al punto che la partita di domenica a Parma da molti è considerato un crocevia. Perché se i risultati non arrivano un responsabile va individuato. E allora la soluzione, più semplice, comoda, scontata e anche un po’ vigliacca è scaricare tutte le colpe sull’allenatore.
Non c’è un gioco? Come se fosse facile, in quattro e quattr’otto, dare un’identità ad una squadra che si è completata solo in chiusura di mercato con gli arrivi di Drameh (l’esordio col Sud Tirol non è stato particolarmente confortante) e degli svincolati El Shaarewy ed Ehizibue. Dopo la partita di Coppa Italia, De Rossi ha anche risposto a chi continua a domandare perché il Genoa in difesa non passi a quattro: “Lo scorso anno sono arrivato a gestire un’emergenza e le caratteristiche dei nostri difensori erano ideali per schierarsi a tre. Però le mie squadre hanno sempre avuto la difesa a quattro e conto di farlo presto anche nel Genoa”. Soprattutto ora che a destra può schierare Ehizibue e a sinistra Puzkas, promosso a pieni voti nella partita col Sud Tirolo dove è però stato schierato come braccetto. A differenza di Martin degli scorsi anni e di Mitaj, in grande difficoltà in Coppa Italia con l’ascolano Silipo, sa marcare e come loro ha un sinistro educato al punto che De Rossi, proprio come aveva fatto con Martin e Mitaj, gli ha chiesto di battere i calci d’angolo (uno l’ha pennellato sulla testa di Vazquez).
Al Genoa in questo momento a mancare è soprattutto la qualità. Sono tre i giocatori che la possono garantire: Messias, El Shaarawy e Traorè. Hanno talento e possono spostare gli equilibri di una partita, ma De Rossi su di loro ha potuto contare poco e niente. E così il capocannoniere della squadra è Vazquez. Il capitano, un simbolo per dedizione e senso di appartenenza.
Sono sempre i giocatori che determinano le fortune e le sfortune di un allenatore. Il Genoa (vedi sotto) negli ultimi 16 campionati, solo per tre volte è arrivato dall’inizio alla fine con lo stesso mister, poi nelle altre 13 stagioni ha sempre cambiato la guida tecnica. L’impresa è riuscita a due volte a Gasperini, che aveva addirittura portato il Genoa in Europa peccato però che Preziosi non avesse la licenza Uefa, e a Gilardino il primo anno di serie A.
Perin, Iago Falque, Perotti, Kucka, Burdisso, Rincon e Pavoletti: solo per fare qualche nome dei giocatori a disposizione del Gasp. E quelli di Gila? Gudmundsson, Retegui, Dragusin, Martinez, Strootman, Malinowsky, Badelj, De Winter, Frendrup e Vazquez.
Campionato 2010-11: Gasperini, Ballardini.
Campionato 2011-12: Malesani, Marino, Malesani, De Canio.
Campionato 2012-13: De Canio, Delneri, Ballardini.
Campionato 2013-14: Liverani, Gasperini.
Campionato 2014-15: Gasperini.
Campionato 2015-16: Gasperini.
Campionato 2016-17: Juric, Mandorlini, Juric.
Campionato 2017-18: Juric, Ballardini.
Campionato 2018-19: Ballardini, Juric, Prandelli.
Campionato 2019-20: Andreazzoli, Thiago Motta, Nicola.
Campionato 2020-21: Maran, Ballardini.
Campionato 2021-22: Ballardini, Shevchenko, Blessin.
Campionato 2022-23: Blessin, Gilardino.
Campionato 2023-24: Gilardino.
Campionato 2024-25: Gilardino, Vieira.
Campionato 2025-26: Vieira, De Rossi.
Possibile che sia sempre colpa dell’allenatore?
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