Genoa, la parabola di De Rossi: da Van Gaal a Oronzo Canà
di Gessi Adamoli
Tre partite sono troppo poche per qualunque tipo di considerazione definitiva. Anche per dare la testa dell'allenatore in pasto alla folla
Un film già visto: l'allenatore di turno a maggio è il nuovo Van Gaal poi però a settembre viene considerato l'erede di Oronzo Canà. Ma non è invece che ogni mercato indebolisca inesorabilmente una squadra che dall'undicesimo posto con 49 punti, al primo anno di serie A, anno dopo anno ha scalato la classifica all'indietro? La scorsa stagione i punti sono stati 41 ed il piazzamento finale è stato sedicesimo ovvero un margine di sicurezza davvero esiguo rispetto alla zona retrocessione: c'era solo il Lecce a fare da cuscinetto tra il Genoa e le tre squadre finite in serie B.
Daniele De Rossi rischia davvero di "fare la fine del sorcio" (parole sue). Poi un giorno, se lo riterrà, spiegherà quali garanzie ha avuto per andare avanti e metterci la faccia. Ritenere che il problema sia De Rossi, come prima di lui lo erano Gilardino e Vieira, significa non avere ben chiaro quale sia invece il problema. E viene da sorridere leggere sui social qualcuno sostenere che "insomma, il mister si decida una volta per tutte a puntare su una squadra tipo e a mandare in campo sempre quella". Ma siamo seri invece di procedere per farsi fatte. Come può un allenatore mandare in campo "una squadra tipo" se Drameh è arrivato a Genova il martedì, El Shaarawy il mercoledì e se l'Altissimo soltanto il giovedì ha detto ad Ehizibue, dopo il gran rifiuto del 2019, che era finalmente arrivato il momento di vestire la maglia rossoblù.
Ho letto con attenzione la Puntina di Massimiliano Lussana per una volta assolutamente non provocatoria ma lucida e forse anche un po' spietata. Su una cosa mi permetto di dissentire: i tifosi del Genoa non saranno mai una parte del problema, nemmeno quelli che sostengono l'insostenibile. I tifosi del Genoa sono gli anticorpi che hanno permesso al Vecchio Grifone di arrivare a festeggiare i 133 anni e superare tanti momenti davvero difficili. Mi riferisco ovviamente a quelli in buonafede che sono il 99 per cento e se ogni mattina bisogna ritengono sia giusto inginocchiarsi rivolti alla Mecca e ringraziare chi ha portato al Genoa il novello Santiago Bernabeu è giusto che lo facciano ed esternino pure questo loro convincimento.
Il discorso ovviamente è diverso per gli imbonitori di professione che fanno da grancassa a tutte le operazioni di mercato, anche le più strampalate. Così il Genoa in porta non ha Perin ma Bijlow al quale sono stati fatti tre anni di contratto ad una cifra spropositata e pagando anche una fucilata di commissioni al procuratore. La serie A italiana, tranne rare eccezioni, non naviga certo nell'oro e allora bastavano pochi soldi per fare una squadra competitiva. Tre nomi: appunto Perin, che sarebbe costato meno di Bijlow, Mandragora, esodato dalla Fiorentina, e Gudmundsson preso Lotito alla Lazio con una formula che è stata sdoganata proprio dal Genoa ovvero "pago il prossimo anno".
Detto questo tre partite sono troppo poche per qualunque tipo di considerazione definitiva. Anche per dare la testa dell'allenatore in pasto alla folla. Senza tenere conto che l'ultima partita il Genoa l'ha giocata contro dei marziani. "Mai vista a Genova una squadra così", ha detto De Rossi. E con un'onestà, che nel mondo del calcio può anche diventare un boomerang, ha aggiunto: "i giocatori del Como sono stati più bravi di quelli del Genoa, l'allenatore del Como è stato più bravo di quello del Genoa...". Nemmeno il Milan di Sacchi a Marassi aveva dominato il campo come ha fatto il Como venerdì sera, personalmente l'ultima volta che avevo visto un così netto divario tecnico e tattico risale a quando al Ferraris si era esibito l'Udinese di Zico ed Edinho (11 settembre 1983: 0 a 5 il risultato finale). Sembravano gli Harlem Globetrotter!
Ma anche una partita da dimenticare in fretta ha offerto qualche nota positiva. Milutin Osmajc ha i movimenti da centravanti vero e, come ha dimostrato in occasione del gol su pregevole assist di Colombo, sembrerebbe anche vedere la porta. Ha giocato sul filo del fuorigioco alla Pippo Inzaghi e ha provato a dettare ripetutamente il passaggio profondità, purtroppo però la palla non arrivava mai. E l'unica volta che il Genoa ha giocato in verticale c'è scappato il gol, Se giustamente ci vuole tempo per bocciare un giocatore, una partita è troppo poca per dire che con il ventisettenne montenegrino, il Genoa ha risolto il problema del centravanti. Però le premesse sono decisamente incoraggianti.
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