Fusione nucleare, la sfida ora è renderla stabile e sostenibile su scala industriale
di R.S.
Le pareti dei futuri reattori e i componenti ottici dovranno infatti sopportare per anni radiazioni estreme e temperature elevatissime senza degradarsi
La fusione nucleare ha compiuto un passo storico nel dicembre 2022, quando il National Ignition Facility è riuscito a ottenere l’ignizione termonucleare, risultato replicato più di dieci volte negli anni successivi. Oggi, però, la vera sfida - si legge su techeveryeye.it - non è più accendere la fusione, ma trasformarla in una fonte energetica continua, stabile ed economicamente sostenibile per alimentare una rete elettrica reale.
Secondo Shigeki Tsukamoto, vicedirettore della Divisione di Fisica ad Alta Densità di Energia dello SLAC National Accelerator Laboratory, il principale ostacolo riguarda i materiali. Le pareti dei futuri reattori e i componenti ottici dovranno infatti sopportare per anni radiazioni estreme e temperature elevatissime senza degradarsi.
Anche il ritmo operativo rappresenta un limite decisivo. I laser del NIF oggi eseguono da uno a tre impulsi al giorno, mentre una centrale commerciale dovrebbe arrivare a circa dieci impulsi al secondo, con produzione continua di combustibile e gestione industriale dei detriti. Attualmente non esistono materiali capaci di sostenere un simile livello di stress per lunghi periodi.
Un’altra criticità riguarda il trizio, isotopo raro dell’idrogeno utilizzato come combustibile nelle reazioni di fusione. Sebbene il suo potenziale energetico sia noto da tempo, una filiera industriale completa per produzione, recupero ed estrazione non è mai stata dimostrata su larga scala.
Restano inoltre diverse incognite legate al comportamento del plasma. Gli scienziati non dispongono ancora di strumenti sufficientemente precisi per osservare con accuratezza fenomeni come turbolenza, instabilità idrodinamiche e dinamiche di compressione durante la fase di autoriscaldamento.
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