Funivia in Val Bisagno, Uremassi a Telenord: “Molte criticità tecniche, serve un’alternativa come tram o metro di superficie”

di Redazione

Il consigliere municipale, ingegnere: "Nel 2015 già presentato un progetto simile, con portata addirittura maggiore, poi giudicato troppo impattante”

Il progetto della funivia in Val Bisagno continua a far discutere, e tra le voci critiche c’è quella dell’ingegnere e consigliere municipale Maurizio Uremassi, che intervenuto a Liguria Live a Telenord solleva dubbi soprattutto sul piano tecnico e sulla reale efficacia dell’opera.


Uremassi ricorda innanzitutto che l’idea non è nuova: “Nel 2015 era già stato presentato un progetto simile, con una portata addirittura maggiore, poi giudicato troppo impattante”, sottolineando come oggi si rischi di ripartire da zero senza valorizzare studi già esistenti.


Entrando nel merito, evidenzia diverse lacune: “Lo studio attuale non chiarisce molti aspetti tecnici”, a partire dal funzionamento delle cabine nelle stazioni. Un punto cruciale riguarda accessibilità e tempi di percorrenza: “Non è stato chiarito se le cabine si fermano: se rallentano soltanto, per anziani o persone con difficoltà può diventare un problema”.


Altro elemento critico è la gestione delle fermate: “Se una cabina deve fermarsi o essere deviata, i tempi si allungano rispetto a quelli previsti”, con possibili ripercussioni sull’efficienza complessiva del servizio.


Sul piano infrastrutturale, Uremassi sottolinea la complessità dell’opera: “Parliamo di piloni alti fino a 40 metri con fondamenta profonde: è un progetto tutt’altro che semplice”, anche alla luce delle normative stringenti sugli impianti a fune e dei costi di manutenzione, che secondo lui potrebbero essere sottostimati.


Non mancano poi considerazioni su sicurezza e impatto: “Qualsiasi problema comporta il blocco dell’impianto”, mentre dal punto di vista urbano “la funivia passerebbe davanti alle case, con effetti anche sul valore degli immobili e sulla qualità della vita”.


Uremassi mette in dubbio anche l’utilità dell’investimento: “La capacità prevista è di circa 1200 persone l’ora e non sono stati considerati i parcheggi di interscambio”, aggiungendo che “un sistema del genere rischia di non ridurre in modo significativo il traffico su gomma”.


Infine, invita a un confronto più ampio: “Le soluzioni devono nascere dal confronto, non da imposizioni”, e rilancia un’alternativa già nota: “La Val Bisagno ha bisogno di un sistema su linea, come un tram o una metropolitana di superficie”.


Pur consapevole dei tempi più lunghi, la sua posizione è chiara: “Meglio lavorare a una soluzione strutturale, anche se richiede più anni, piuttosto che investire in un progetto che presenta ancora troppe incognite”.

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