La situazione dell’ex Ilva resta sospesa tra annunci e timori concreti. A fare il punto è Nicola Appice, coordinatore RSU Fim Cisl Liguria, che commenta le ultime dichiarazioni del ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso sulle trattative in corso con gruppi internazionali.
«Siamo abituati a proclami ormai da tempo – afferma Appice – ma finché non vedremo qualcosa di concreto restiamo in attesa. Anche perché il sindacato, nonostante le richieste, non è coinvolto nei tavoli decisionali».
Le interlocuzioni con potenziali acquirenti, Flacks e Jindal, non convincono del tutto i lavoratori. «Negli anni scorsi non si è risolto nulla – sottolinea – e oggi facciamo fatica ad aspettarci sviluppi concreti senza atti ufficiali».
Sicurezza e preoccupazioni negli stabilimenti
Tra i temi più urgenti c’è quello della sicurezza. «La situazione è arrivata a un punto critico: dobbiamo garantire che nessuno si faccia male», spiega Appice, ricordando anche i recenti incidenti mortali nello stabilimento di Taranto, che hanno acceso l’allarme anche nel sito di Genova. «Come rappresentanti dei lavoratori – aggiunge – abbiamo il dovere di denunciare ogni criticità che ci viene segnalata».
Produzione tra segnali positivi e stallo
Sul piano industriale, il quadro appare contraddittorio. Da un lato, il riavvio di alcuni impianti a Taranto lascia intravedere margini di ripresa. «Il ritorno in funzione dell’altoforno 2 e la possibile riattivazione del 4 entro fine maggio potrebbero portare la produzione tra i 4 e i 6 milioni di tonnellate di acciaio».
Dall’altro lato, persistono criticità, soprattutto nel sito di Genova. «La produzione della banda stagnata sta andando bene grazie agli investimenti fatti, mentre lo zincato è in una fase di stallo. Eppure le potenzialità dello stabilimento sono molto più alte».
Un quadro che alimenta timori sul futuro: «C’è la sensazione che si stia andando verso un possibile ridimensionamento».
Lavoratori stanchi e futuro incerto
Il clima tra i dipendenti è segnato dalla stanchezza. «L’età media è alta, sopra i 50 anni – evidenzia Appice – e molti attendono strumenti per accompagnare l’uscita verso la pensione». Ma il problema è anche generazionale: «Senza nuove assunzioni non si costruisce alcuna prospettiva. Servono giovani e un piano industriale credibile».
Cassa integrazione e scadenze decisive
Un passaggio chiave sarà il 16 aprile, quando è previsto l’incontro per il rinnovo della cassa integrazione. «Non ci sono buone prospettive di accordo – spiega – anche se riteniamo necessario ridurre il numero di lavoratori coinvolti, soprattutto se la produzione aumenterà».
Il sindacato chiede anche misure concrete per sostenere i lavoratori: «Servono obiettivi chiari e incentivi economici legati alla produzione».
Nazionalizzazione sul tavolo
Tra le ipotesi che tornano con forza c’è quella della nazionalizzazione. «Le segreterie nazionali insistono da tempo su questa strada – conclude Appice – anche alla luce delle esperienze negative del passato, come quella con ArcelorMittal». Secondo il coordinatore Fim Cisl, si tratta oggi dell’unica soluzione percorribile per garantire stabilità a un settore considerato strategico per il Paese.