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Finalmente Samp all'arrabbiata

di Claudio Mangini

Finalmente Samp all'arrabbiata

Non si può che ripartire da lì: dalla delusione e dalla rabbia. Dalla delusione per quei due punti sfumati nel finale per colpa di un pasticciaccio difensivo e dalla rabbia di Quagliarella verso Yoshida, sedata dai compagni prima che trascendesse in rissa e sancita (“Tutto chiarito con Yoshida. Solo tensioni di fine partita quando il momento è particolare e l’obiettivo fondamentale”) a suon di social, e poi da quella di Giampaolo per le sostituzioni forzate di Ferrari e Augello che, forse, con un po’ di freddezza in più da parte di tutti potevano essere gestite diversamente.
Che i due punti lasciati al Verona nel finale fossero una tassa pesante lo si era capito subito, sabato sera, ma il valore esatto di questa sottrazione si è avuto solo il giorno successivo, dopo che la Salernitana aveva ottenuto il terzo colpo grosso consecutivo, rientrando di fatto nella corsa salvezza dopo esserne stata, troppo frettolosamente, considerati esclusa, e con il vantaggio di un calendario sulla carta meno proibitivo delle concorrenti e del recupero col Venezia del 5 maggio, quando i veneti potrebbero già avere un piede in B; e dopo, naturalmente, che il Genoa aveva conquistato una vittoria contro il Cagliari che ha l’effetto di colpire il vascello di Mazzarri sotto la linea di galleggiamento, mantenerlo in zona pericolo e acquisire una dose magnum di carica e fiducia nella possibilità di rimonta e in vista del derby; infine, e anche questo conta, il ribaltone del Milan all’Olimpico sancisce al 90% che l’Inter che la Sampdoria affronterà all’ultima campionato si starà giocando lo scudetto sul filo del punticino, e quindi non sarà in grado di concedersi nessun rilassamento.

Ecco, questa è lo scenario. Il bilancio di casa Sampdoria, decontestualizzato, sarebbe di segno positivo. Perché a Verona è andata in campo una squadra equilibrata, capace di inibire le folate della formazione di Tudor presidiando le fasce, di reggere il miglior momento dei padroni di casa dopo una decina di minuti nel primo tempo; chiamatelo 4-5-1 o 4-4-2 con Sabiri molto largo, di fatto 4-3-3 in fase offensiva, comunque la Samp di Verona era certamente messa meglio che nelle precedenti tre gare (e sconfitte) contro Roma, Bologna e Salernitana. E’ stata decisa quando è servito (ne ha fatto le spese Rincon, squalificato sabato prossimo, forse con un po’ di ingenuità, ammonito dopo Vieira, e come poi Bereszynski), ha saputo reagire una volta subito il pareggio, andando ancora a caccia del gol. E’ stata, insomma, viva. Dando una risposta a chi non poteva che rilevare una carenza di personalità nelle gare precedenti.
La Sampdoria ha il Cagliari a 2 punti, la Salernitana a 5 (ma virtualmente, in caso di vittoria nel recupero a 2) e il Genoa, prossimo avversario, a 5. La Sampdoria ha davanti a sé il derby e poi le sfide con Lazio a Roma, Fiorentina a Marassi e Inter a San Siro. Sfide proibitive. Ma la Sampdoria è viva e può contare anche su quella dose di rabbia finalmente emersa. I bravi ragazzi hanno i nervi scoperti, hanno addirittura le mani che prudono; s’incavola pure quel gentiluomo di Giampaolo che troppo spesso ha fatto il parafulmine anche per colpe non sue. Parentesi: il materiale umano è ristretto, risicato, lo dimostrano gli effetti scellerati del forzato cambio difensivo in corsa. Ma torniamo a bomba. Lo ha detto l’allenatore, lo ha sottolineato anche il presidente Lanna, quando qualcuno ha evocato l’ombra di uno spogliatoio spaccato, che questa è una squadra di bravi ragazzi.

Per salvarsi i bravi ragazzi non servono: serve gente che, se c’è da menare – metaforicamente ma non  troppo – si fa trovare. E, allora, viva la Samp incazzata. Via, nella bagarre, senza paura.