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Femminicidio via Colombo, Servetto: "Figlio della cultura della violenza e del possesso"

di Marco Innocenti

L'appello della segretaria regionale Uil Liguria: "Occorrono misure serie per contrastare un meccanismo acuito dalla pandemia"

Un altro femminicidio, l'ennesimo dramma delle depressione, della violenza, spesso magari subita per anni, in silenzio, nella paura. Quello di Clara Ceccarelli, la negoziante di via Colombo assassinata nella serata di venerdì dall'ex compagno, è solo l'ultimo nome di una lista lunga, troppo lunga di donne uccise per mano di uomini spesso, come in questo caso, incapaci di accettare la fine di una relazione, come avvenuto anche in questo caso.

"Questo femminicidio, avvenuto in via Colombo, ci tocca da vicino - afferma Sheeba Servetto, segretaria regionale Uil Liguria - non solo perché è avvenuto a due passi dalla nostra sede ma perché è figlio, ancora una volta, della cultura del possesso, della prevaricazione e della violenza. Questi sono temi sui quali abbiamo ingaggiato una lotta quotidiana e che, come sindacato, intendiamo contrastare affinché non avvenga più. Un tema quello della violenza che ci ha toccati da vicino quando, in Lombardia, nell'estate di due anni fa una collega del Caf è stata uccisa da un  compagno di lavoro con il quale aveva avuto una relazione".

"Troppe donne hanno perso la vita per mano di compagni, amici, familiari o a causa di una mano armata dall'odio verso le donne - prosegue Servetto - Stiamo assistendo a una recrudescenza di sessimo, razzismo, misoginia. Purtroppo è qualcosa di palpabile di cui la società è tremendamente pregna. Le conversazioni che quotidianamente ingaggiamo tra i generi, dense di maschilismo e misoginia in questo momento appaiono come sintomatiche di una criticità più volte denunciata ma molto spesso sottovalutata nelle possibili conseguenze: tra tutte l’episodio odierno".

"Occorrono misure serie - conclude - per contrastare questo meccanismo ormai da sconfiggere idealmente e nel concreto nel quale le donne sono qualcosa da possedere, zittire, sottomettere, emarginare, perché la violenza è quindi una conseguenza di questa cultura che genera fatti gravissimi che sono anche aumentati nel corso della pandemia. È necessario che istituzioni e politica facciano fronte comune per contrastare il seme del male che cresce, purtroppo, in maniera incontrollata,spesso inconsapevole, nelle nostre famiglie, a scuola,sul lavoro, nelle istituzioni. Oltre alla volontà politica di contrasto alla violenza, occorrono risorse da destinare a progetti di sensibilizzazione e formazione che accompagnino uomini e donne nel lungo percorso della vita".