Eugenio Montale a 50 anni dal Nobel, il poeta Pozzani a Telenord: "Non fu profeta in patria, ma è sempre più attuale"
di Stefano Rissetto
Cinquant'anni fa, nella sua casa milanese di via Bigli, Eugenio Montale ricevette la telefonata da Stoccolma in cui gli veniva annunciata l'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Il grande poeta genovese, già senatore a vita, commentò da buon 'stondaio': "Si vede che non sono proprio quel belinone che dicono".
Claudio Pozzani, poeta e direttore dello storico "Festival di poesia" di Genova, depreca la scarsa riconoscenza della sua Genova al Nobel 1975: "Non fu profeta in patria, non viene considerato come meriterebbe, forse sconta l'aver trascorso gran parte della vita lontano da Genova". Tuttavia il messaggio di Montale, secondo l'autore delle Confessioni di un misantropo (La Nave di Teseo) titolo in qualche modo anch'esso montaliano, è sempre più attuale: "Il discorso di accettazione tenuto all'Accademia di Svezia potrebbe essere stato scritto oggi, per la sua preveggenza. Mi chiedo cosa penserebbe oggi, di fronte alle moltitudini chine sullo schermo del cellulare".
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