Eolico offshore, occasione verde tarda a decollare: progetti pronti ma aste ferme
di R.S.
Le Regioni si dividono: alcune, come l’Emilia-Romagna, sono favorevoli, altre, come la Sardegna, contrarie
In Italia l’eolico offshore galleggiante potrebbe diventare una leva strategica per la transizione energetica e la riduzione della dipendenza da petrolio e gas, ma resta fermo ai blocchi di partenza. I progetti sono pronti e alcuni hanno già superato la Valutazione di Impatto Ambientale, ma il governo non ha ancora pubblicato il calendario delle aste previste dal decreto Fer2.
Le Regioni si dividono: alcune, come l’Emilia-Romagna, sono favorevoli, altre, come la Sardegna, contrarie. Eppure il settore è in linea con gli obiettivi europei e sostenuto da investimenti privati: gli impianti costano circa 4 miliardi di euro per gigawatt, hanno una vita di trent’anni e garantiscono ritorni in linea con il comparto energetico.
Secondo Aero, l’associazione delle rinnovabili offshore, il ritardo rischia di danneggiare una filiera quasi interamente nazionale, con ricadute su porti, logistica e occupazione. In gioco ci sono 3,8 GW da assegnare entro il 2028 e migliaia di posti di lavoro. I progetti in fase di valutazione o autorizzazione superano ampiamente gli obiettivi di lungo periodo del Paese, ma senza aste il settore resta paralizzato, mettendo a rischio investimenti già avviati e la credibilità della transizione energetica italiana.
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