Emergenza cultura a Pra': la Biblioteca Orsetti cerca una nuova casa

di Anna Li Vigni

Raccolte ad oggi 730 firme per traslocare e salvare migliaia di libri dalla muffa

Tra gli scaffali della Biblioteca Popolare "Lorenzo Orsetti", nel cuore del collettivo Burrasca, i libri non stanno solo aspettando i lettori: stanno lottando per la sopravvivenza. Nata nel 2018 grazie alle donazioni dei cittadini, questa realtà è oggi un punto di riferimento per le delegazioni di Pra’, Palmaro e Pegli, ma la sede attuale è diventata una trappola di umidità che minaccia di distruggere migliaia di volumi.

 

Irene Chiozza, responsabile della biblioteca ed ex insegnante con quarant'anni di esperienza alle spalle, ha lanciato un appello accorato ai microfoni di Telenord. La mobilitazione è già partita: una petizione con 730 firme è stata consegnata e protocollata al Municipio VII Ponente per chiedere locali idonei e centrali.

«Televisivamente trasmettiamo odore di muffa», spiega con amara ironia Irene Chiozza. «Dobbiamo camuffare l'aria con incensi e pulizie continue, ma i locali sono troppo umidi. I libri soffrono e la posizione è troppo decentrata rispetto alla vita della delegazione. La cultura è incontro e dialogo, ma servono spazi dignitosi».

 

I volontari hanno già individuato una possibile soluzione: la vecchia stazione di Pra’. La Biblioteca Orsetti, insieme all'associazione culturale Ninfeo, ha presentato una manifestazione di interesse per occupare alcuni locali attualmente inutilizzati della struttura.

L'idea è quella di creare un polo culturale vivace che possa convivere con le attività informatiche già presenti, offrendo: sale studio per i ragazzi del quartiere, spazi per la scrittura creativa e "Aperilettori", incontri mensili dove, tra un pasticcino e un caffè, i cittadini si scambiano pareri sui libri e raccontano le proprie storie.

L'appello dei residenti di Palmaro e Pra' è chiaro: serve una sede che non sia solo un deposito di libri, ma un centro di aggregazione sociale.

 

«Amiamo i giovani e vorremmo un riscatto possibile attraverso la condivisione», conclude Irene Chiozza. «Solo costruendo una comunità intorno ai libri e all'incontro tra le persone possiamo salvarci».

 

Ora la palla passa alle istituzioni locali, chiamate a decidere se lasciare che questo patrimonio di carta e socialità marcisca nell'umidità o se dargli nuova vita in un luogo simbolo del quartiere.

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