Don Calabrese e la benedizione delle famiglie 'fai da te': “Non è un rito magico, ma un’occasione per riscoprire la fede”

di Redazione

“Quando il sacerdote entra nelle case incontra anche chi non frequenta la parrocchia: è un momento di missione”

Nel percorso che conduce alla Pasqua, tra le tradizioni più sentite resta quella della benedizione delle case. Una pratica che oggi si rinnova anche alla luce dei cambiamenti sociali e della diminuzione dei sacerdoti, aprendo a nuove modalità come i kit per la benedizione domestica.


Don Gianfranco Calabrese invita però a leggere questa novità in modo equilibrato: “Più che benedizione delle case, è una benedizione delle famiglie”, sottolinea, riportando al centro il valore relazionale e spirituale del gesto.


L’idea del “fai da te” nasce proprio dall’esigenza di raggiungere più persone, ma non rappresenta una rottura con la tradizione. “Non c’è nulla di nuovo: esistono già forme in cui la famiglia può benedire”, spiega, ricordando come in passato fosse naturale chiedere la benedizione ai genitori in momenti importanti della vita.


Allo stesso tempo, il sacerdote evidenzia l’importanza della presenza diretta della Chiesa: “Quando il sacerdote entra nelle case incontra anche chi non frequenta la parrocchia: è un momento di missione”. Per questo, le due dimensioni – quella comunitaria e quella domestica – devono convivere.


Il rischio, però, è quello di svuotare il gesto del suo significato: “Le pratiche religiose hanno sempre due facce: possono esprimere la fede oppure diventare qualcosa di magico”. Senza un’adeguata spiegazione, aggiunge, anche il kit può perdere valore: “Se non c’è un momento di catechesi, non aiuta davvero”.


Il tema si inserisce in un contesto più ampio, segnato da cambiamenti profondi nella società. Don Calabrese parla apertamente di una crisi che coinvolge non solo le vocazioni, ma la stessa identità cristiana: “Abbiamo presupposto che la società fosse cristiana, ma questo oggi non è più vero”.


Da qui la necessità di una nuova evangelizzazione: “Dobbiamo riscoprirci in missione”, afferma, invitando a cogliere ogni occasione – anche le tradizioni – per trasmettere il senso della fede.


La Pasqua, in questo senso, resta centrale: “Se Gesù non fosse risorto, sarebbe stato uno dei tanti bambini”, osserva, evidenziando come proprio la resurrezione dia significato all’intero messaggio cristiano.


Infine, uno sguardo alla società contemporanea, spesso frenetica e disorientata: “Siamo come criceti che corrono, ma dove stiamo andando?”. La risposta, per il sacerdote, sta nella capacità di fermarsi: “La grande rivoluzione è sapersi fermare e chiedersi: in cosa credo?”.


In questo scenario, anche una pratica come la benedizione domestica può diventare un’opportunità: “Se ci tieni davvero, allora la fai”. Un gesto semplice, che può trasformarsi in occasione concreta per riscoprire il senso della fede e delle tradizioni.

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