Palma caduta in piazza Paolo Da Novi: secondo la consulente del pm, la tragedia si poteva evitare
di R.C.
Chi aveva il compito di 'custodia' della palma crollata un anno fa a Genova, provocando la morte di Francesca Testino, non si è comportato come un "diligente buon padre di famiglia".
Lo scrive la professoressa Cristina Nali, ordinaria di patologia vegetale all'università di Pisa e consulente del pubblico ministero Fabrizio Givri.
E questo "non solo per avere omesso l'applicazione di un protocollo di monitoraggio adeguato, ma anche - e soprattutto - per non avere messo in pratica elementari regole di buon senso".
Quelle regole dovevano essere finalizzate a "evitare che la palma cadesse, a prescindere dalle effettive cause" visto che "l'arboricoltura urbana da tempo prevede pratiche di puntellamento delle piante inclinate" e, anche, a "impedire che un eventuale crollo avesse conseguenze per l'integrità fisica dei cittadini" attraverso una "delimitazione dell'area".
A causare il crollo, per la consulente del pm, hanno concorso vari elementi. Tra questi il "danneggiamento meccanico dell'apparato radicale con perdita di radici funzionali di ancoraggio e criticità del sito di radicazione" dovuto alla realizzazione dell'aiuola urbana insieme a una "componente biologica", gli stessi agenti micropatogeni considerati come causa del crollo dal consulente del giudice Fabrizio Cinelli che, a differenza degli altri consulenti, non ha preso in considerazione i lavori nell'aiuola che erano stati commissionati dal municipio Medio levante. L'incidente probatorio fissato per oggi è stato rinviato. Il nuovo confronto tra i consulenti ci sarà il 12 maggio. Per il crollo della palma sono indagate 12 persone in gran parte ex dirigenti e tecnici di Aster (difesi dagli avvocati Andrea Boselli, Massimo Boggio, Pietro Bogliolo, Raffaele Caruso e Graziella Delfino).
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