Diffama dirigente scolastico fingendosi una professoressa: chiesto il rinvio a giudizio per un insegnante di sostegno

di c.b.

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Diffama dirigente scolastico fingendosi una professoressa: chiesto il rinvio a giudizio per un insegnante di sostegno

Per mesi una professoressa di una scuola della Val Scrivia è finita al centro di un incubo fatto di mail minatorie, accuse e sospetti. Messaggi intimidatori inviati al dirigente scolastico e ad altri insegnanti sembravano infatti provenire da account riconducibili proprio alla docente, che era arrivata persino a essere indagata.

Dietro quelle comunicazioni, secondo la procura, ci sarebbe invece un insegnante di sostegno quarantenne, ora accusato di calunnia, sostituzione di persona e stalking nei confronti della collega.

L’uomo, assistito dall’avvocato Emanuele Olcese, avrebbe creato profili falsi utilizzati per spedire le mail e alimentare un clima di forte tensione all’interno dell’istituto scolastico. La pm Sabrina Monteverde ha chiesto il rinvio a giudizio.

Durante l’interrogatorio il docente ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando di aver agito in un momento personale particolarmente complicato.

“Ho fatto una follia, mi dispiace molto. Ero in un periodo difficile e anche a scuola i rapporti con i colleghi non erano dei migliori”, avrebbe dichiarato.

Secondo il suo racconto, dopo il primo messaggio inviato avrebbe continuato a costruire ulteriori episodi per evitare di essere scoperto. Tra questi anche mail spedite a se stesso e una falsa denuncia presentata in commissariato per il danneggiamento della cassetta della posta, attribuendo la responsabilità alla collega e al fratello.

“Non sapevo più come tornare indietro, così ho continuato. Ho fatto tutto da solo”, ha detto agli investigatori.

Le indagini della polizia postale avevano inizialmente coinvolto anche un tecnico informatico della scuola, indagato in concorso con il professore. Alcuni accertamenti avevano infatti evidenziato che, in determinate occasioni, i cellulari dei due agganciavano la stessa cella telefonica.

Il tecnico aveva però chiarito di abitare nella stessa zona del docente e che quella coincidenza poteva dipendere dalla vicinanza delle antenne telefoniche. Inoltre, alcune tracce informatiche rilevate sui computer dell’istituto sarebbero riconducibili al fatto che i dispositivi erano collegati alla stessa rete interna della scuola.

A risultare decisiva è stata la confessione del quarantenne, che ha escluso categoricamente il coinvolgimento di altre persone. Per questo motivo la procura sarebbe ora orientata a chiedere l’archiviazione per il tecnico.

Alla docente coinvolta, assistita dall’avvocato Antonio Rubino, l’uomo ha inviato una lettera di scuse offrendo anche un risarcimento economico.

Il professore si trova attualmente in aspettativa ed è seguito per un forte stato di burnout. Nel frattempo ha ottenuto un dottorato universitario, ma teme che un’eventuale condanna possa avere pesanti ripercussioni sul proprio futuro lavorativo.

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