Detenuti con i telefonini in cella, perquisiti anche i penitenziari di Chiavari e La Spezia
di R.C.
Sono 31 le persone indagate, a vario titolo, per introduzione di dispositivi e ricettazione aggravata dall’associazione mafiosa. Utilizzati oltre 150 telefoni cellulari
La Direzione Investigativa Antimafia di Genova, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ligure, ha avviato perquisizioni in 12 penitenziari italiani nell’ambito di un’indagine sull’introduzione e l’uso di cellulari da parte di detenuti in regime di massima sicurezza. Tra le strutture coinvolte figurano i penitenziari di Fossano, Ivrea, Alessandria, Cuneo, Tolmezzo, Chiavari, La Spezia, Parma, San Gimignano, Lanciano, Rossano e Santa Maria Capua Vetere.
Sono 31 le persone indagate, tra detenuti e familiari, a vario titolo, per introduzione di dispositivi e ricettazione aggravata dall’associazione mafiosa. L’indagine ha documentato l’utilizzo di oltre 150 telefoni cellulari e 115 schede SIM da parte di detenuti per reati di mafia, in particolare nelle sezioni di alta sicurezza del carcere di Genova-Marassi, per mantenere collegamenti con mafiosi liberi o detenuti in altri istituti e facilitare le cosiddette “ambasciate” tra le cosche di 'ndrangheta.
Alcuni cellulari, di piccolissime dimensioni, erano muniti di SIM intestate a cittadini inesistenti o ignari, attivate da negozi compiacenti nel centro storico di Genova. I dispositivi venivano introdotti attraverso pacchi o consegnati durante i colloqui con familiari, anch’essi indagati. Durante le perquisizioni, in collaborazione con la polizia penitenziaria di Marassi, sono stati sequestrati numerosi apparati, il cui traffico telefonico e telematico ha permesso di rafforzare le prove.
Tra i detenuti perquisiti figura anche Ottavio Spada, 36 anni, legato al clan Spada di Ostia, già arrestato nel 2018 in un’inchiesta della DDA di Roma. Secondo gli investigatori, Spada avrebbe utilizzato microcellulari per comunicare con i familiari.
L’inchiesta, avviata nel 2021, ha coinvolto anche soggetti legati a note cosche calabresi, tra cui Morabito di Africo, Grande Aracri di Cutro, Molè di Gioia Tauro e Gallico Frisina di Palmi. I microtelefonini venivano portati dai parenti durante i colloqui; tuttavia, i cellulari sono stati ritrovati solo a due dei dodici detenuti perquisiti.
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