Crisi di Hormuz: pronti a intervenire i cacciamine italiani, dal “Gaeta” al “Vieste”, gioielli tecnologici naviganti
di r.s.
Queste navi possono bonificare fino a dieci miglia quadrate di area minata al giorno, spesso operando insieme a fregate e unità logistiche di support
Lanciano onde sonore e “ascoltano” il mare per individuare mine e ordigni nascosti nei fondali: sono i cacciamine della Marina Militare, mezzi altamente specializzati che rappresentano una delle punte di diamante della difesa italiana. In uno scenario sempre più teso nello Stretto di Hormuz, l’Italia è pronta - scrive il Sole24Ore - a schierare ancora una volta queste unità, dal Gaeta (foto pagina FB Marina Militare) al Vieste, già impiegate con successo in passato.
Non si tratta di grandi navi da combattimento, ma di imbarcazioni compatte ed estremamente sofisticate: circa cinquanta metri di lunghezza, equipaggi di una cinquantina di persone e scafi costruiti con materiali come la vetroresina per ridurre al minimo la traccia magnetica ed evitare l’innesco delle mine.
Il cuore della loro tecnologia è il sonar, uno strumento che funziona come un radar subacqueo: emette onde sonore e ne analizza l’eco per ricostruire una vera e propria “mappa” del fondale. Una volta individuato un possibile ordigno, entrano in azione droni subacquei filoguidati dotati di telecamere, oppure i palombari della Marina, specialisti nel disinnesco.
Queste navi possono bonificare fino a dieci miglia quadrate di area minata al giorno, spesso operando insieme a fregate e unità logistiche di supporto. Attualmente, alcune sono già impegnate nel Mediterraneo tra Malta e le coste siciliane, mentre la loro base principale resta La Spezia.
Il loro utilizzo non è una novità: i cacciamine italiani operarono già nello Stretto di Hormuz nel 1987, durante la prima crisi del Golfo, e da allora hanno individuato e neutralizzato migliaia di ordigni. Ancora oggi sono attivi anche lungo le coste italiane, dove continuano le operazioni di bonifica di residuati bellici della Seconda guerra mondiale.
Nel prossimo futuro, la flotta è destinata a crescere: la Difesa sta sviluppando una nuova generazione di cacciamine, con otto unità in arrivo nei prossimi anni, per mantenere alto un livello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale.
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