Crisi Amt, Albisetti a Telenord: "Probabile scenario di scorporo servizi in funzione azionariato misto, necessaria competenza amministratori"
di Katia Gangale - Stefano Rissetto
"Bisogna capire se sia possibile ristrutturare il passivo in modo coerente con un piano di risanamento credibile"
Secondo l'economista Roberto Albisetti, ospite di Liguria Live a Telenord, la crisi di AMT non nasce improvvisamente, ma è il risultato di criticità strutturali emerse già nei bilanci precedenti. Il bilancio 2024, pur non ancora pubblicato integralmente, presenta dati molto gravi: una perdita vicina ai 26 milioni di euro, un patrimonio netto fortemente negativo e un indebitamento complessivo molto elevato.
"Il bilancio del 2023 si era chiuso formalmente in pareggio, ma le dinamiche interne non erano affatto ottimistiche."
Quel pareggio, spiega Albisetti, era solo contabile e non rifletteva una reale solidità finanziaria. Già nel 2023 la liquidità risultava in calo e la società mostrava segnali di tensione di cassa.
Un passaggio cruciale è stato il ritorno agli ammortamenti nel 2024, dopo tre anni di sospensione che avevano attenuato artificialmente le perdite. In un’azienda di trasporto pubblico, caratterizzata da investimenti ingenti in mezzi e infrastrutture, questo ha avuto un impatto rilevante sul risultato economico.
"Non fare ammortamenti per tre anni ha facilitato la chiusura in pareggio del conto economico; quando sono ripresi, hanno colpito duramente il bilancio."
Albisetti evidenzia anche la composizione anomala dei ricavi, in particolare il peso delle sanzioni ai passeggeri senza biglietto, che nel 2023 ammontavano a oltre 22 milioni di euro.
"È una cifra enorme, che difficilmente può essere incassata per intero e che avrebbe dovuto essere in parte accantonata a fondo rischi."
La crisi finanziaria ha reso necessario il ricorso alla composizione negoziata del debito, strumento utile a garantire temporaneamente la continuità aziendale.
"La continuità aziendale è il punto centrale: bisogna capire se sia possibile ristrutturare il passivo in modo coerente con un piano di risanamento credibile."
Secondo Albisetti, il risanamento passerà inevitabilmente da una ricapitalizzazione significativa, stimata intorno ai 60 milioni di euro, difficilmente sostenibile dal solo Comune. L’ingresso di un socio privato viene valutato con cautela, perché rischia di snaturare la funzione sociale del trasporto pubblico.
"Il trasporto pubblico, per sua natura, è un servizio sussidiato e non può reggersi esclusivamente su logiche di profitto."
Più realistico appare uno scenario di scorporo di alcune attività, con l’affidamento a gestori privati di singoli servizi, mantenendo però una regia pubblica complessiva.
Sul fronte giudiziario, Albisetti sottolinea l’importanza delle indagini in corso per chiarire se la crisi sia esplosa improvvisamente o sia il risultato di una gestione problematica protratta nel tempo.
"I magistrati stanno analizzando il bilancio 2024 riga per riga per capire se la crisi sia stata improvvisa o se per anni sia stata semplicemente nascosta."
Anche dal punto di vista operativo la situazione è critica: circa un terzo della flotta risulta fermo in rimessa, un dato che segnala difficoltà strutturali nella gestione dei mezzi.
"Se 250 autobus su 650 sono fermi, significa che l’azienda non è in salute nemmeno sul piano operativo."
In conclusione, Albisetti individua una responsabilità centrale nella qualità dei consigli di amministrazione delle società pubbliche, chiamati a svolgere un ruolo di controllo e indirizzo strategico.
"I consigli di amministrazione dovrebbero avere competenze adeguate per sollevare obiezioni e definire strategie sostenibili; troppo spesso, nelle società controllate dal pubblico, questo non accade."
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